— Avete mai visto morire sul patibolo? chiese improvvisamente ai due amici.

Ogareff, che indovinava un'intenzione riposta in questo discorso e seguitava a sbirciare lo sconosciuto apparentemente occupato della propria minestra, rispose:

— No.

— Eppure bisogna vederne. Occorrerebbe una rivoluzione come quella del 93 per compiere studi interessanti sulla differenza dei coraggi umani, fra quello del gentiluomo e del mugik, del malfattore volgare e del delinquente politico, che avendo perduta la battaglia viene immolato come prigioniero. Sciaguratamente viviamo in tempi troppo calmi. Tutti i criminali sono coraggiosi in faccia al patibolo, ma il loro coraggio è fatto d'insensibilità o di iattanza, più spesso di questa che di quella; generalmente è un complimento alla bestiale curiosità della plebe accalcata nella piazza. Quando invece il condannato, come nel caso di Rodion... non ho ritenuto che questo nome, sapete voi quello della sua famiglia? si volse interrogando ad Ogareff: pare fosse uno studente; nel caso di Rodion il coraggio viene dalla esaltazione; è una forma religiosa dello spirito, e quindi l'esecuzione diventa martirio.

— Questa è la vera parola, rispose Ogareff compromettendosi, come se il discorso di Loris tendesse unicamente a provare la loro intrepidezza.

— Forse! Non ho conosciuto Rodion: il suo attentato, come lo narrano i giornali, fu una puerilità; in simili condizioni è quasi impossibile uccidere uno czar. Più la selvaggina è importante e più è facile sbagliarla; aggiungete, seguitò con un sorriso, che non si può essere regicida di professione e farsi la mano a simili colpi. Ma quando il patibolo s'innalza sopra un'idea, è sempre più alto di qualunque trono.

Quest'ultima frase fu pronunziata con tale accento di calma che fece levare la testa allo sconosciuto: il suo sguardo s'incrociò nuovamente con quello di Loris.

— Voi Kriloff, che siete economista, proseguì Loris mescendosi un bicchiere di bordeaux, sapreste dirmi quanto costino al governo quegli otto metri, li ho misurati coll'occhio, di corda colla quale è stato impiccato Rodion, tenendo calcolo di tutte le spese di polizia, della Terza Sezione e del resto? Quanti chilometri di ferrovia si farebbero con quegli otto metri di corda?

— Non imitando lo czar Nicolò, che disegnò la prima ferrovia russa tirando colla matita un rigo sulla carta geografica e moltiplicando così tutte le difficoltà del terreno per costrurre la più stupida linea ferroviaria del mondo, credo che con tutti gli altri metri serviti alla impiccagione degli czaricidi negli ultimi vent'anni si costruirebbero quasi tutte le linee, di cui il nostro commercio interno abbisogna. Non vi è paese in Europa, ove le ferrovie costino meno che in Russia.

— Ma la polizia vi costa troppo.