Questi attaccò energicamente una marcia.
— Quanti sono?
— Martino Ivanovich Kepskj, Sergio Nicolaievich Lemm: Sergio ha il violino. Vanno adagio.... Oh! Ecco! vengono anche Michele Ossinskj e Ogareff.
E si ritrasse. Fedor stringeva il crescendo della marcia con troppa nervosità alterandone il ritmo così che quelli, che stavano per arrivare, si fermarono sotto le finestre sorridendo.
— È da un pezzo che Andrea Petrovich storpia così la propria marcia trionfale? chiese Dmitri Alessandrovich Ogareff al dwornik, che passeggiava in sentinella, secondo gli ultimi regolamenti di pulizia urbana, dinanzi al portone della vasta casa.
— No: ha cominciato ora. Vorrebbe dirmi vostra Alta Nobiltà quando la grande opera sarà finita? Mia nipote Catia Ivanovna ha già imparato la romanza del primo atto, che vostra Alta Nobiltà ebbe la degnazione di trasmetterle per mano mia.
— Sta tranquillo, mio caro Giacomo Martinovich Clemens, rispose il giovane conte Ogareff battendogli famigliarmente la mano sulla spalla, l'opera sarà finita entro l'anno. Tu sai, perchè sei figlio di cantante e zio di cantante, che un'opera in musica è un'impresa piena di difficoltà: il nostro giovane Andrea Petrovich supererà Glinka, ma è pigro come uomo e incontentabile come artista; d'altronde Fedor Vassilich va rimutando ancora le scene del libretto. Ora andiamo su per concertare un quintetto. Debbono arrivare altri amici; uno avrà seco il violoncello, l'altro il flauto. Viva la Santa Russia, Giacomo Martinovich: il giorno che la Russia possederà la propria grande opera musicale come l'Italia, la Germania e la Francia, avrà conquistato sull'Europa il primato.
— Viva la Francia! proruppe a bassa voce il dwornik: vostra Alta Nobiltà conosce le mie opinioni; la Russia non ha che tre nemici, i nichilisti, i tedeschi e gli ebrei: i nostri migliori amici sono in Francia.
— Eccoti per una bottiglia di champagne: la berrai alla gloria di Boris Godunof e al trionfo di tua nipote, che vi canterà da principessa Marina Mniscek; e gettando un marengo nel berretto di pelo, che il grosso portinaio fu pronto a trarsi, passò oltre con Ossinskj. Ma sul limitare della porta si fermò, fingendo di accendere lo zigaro, per gettare una rapida occhiata lungo la strada a sinistra. Sulla sua bella bocca di adolescente apparve un sorriso.
— Ah! esclamò: ecco qua il violino col flauto. Mio caro Giacomo Martinovich, i nostri due amici sono puntuali: tua nipote, la bella Catia Ivanovna, comparirà presto sulla scena del teatro imperiale. Essa è bianca come la nostra neve vergine e più bella delle nostre più belle sere, quando poco oltre mezzanotte spunta il sole. Tu amico mio, Michele Ossinskj, che sogni la gloria del Michelangelo italiano, dovresti farle la statuina.