— Se l'ho pensato! questi si rivolge guardando il portinaio con un sorriso: ma la bellezza di Catia è ancora un mistero così per voi, Giacomo Martinovitch, che l'adorate, come per noi che la ammiriamo in silenzio; forse solamente l'angoscia della prima sera, quando canterà davanti al padre nostro, lo Czar, potrà rivelare coll'invisibile bulino della passione il rilievo della sua maschera.

— Maschera?! interruppe il dwornik fra meravigliato ed offeso.

— Maschera, intervenne il conte Ogareff gittandosi dietro un'occhiata ai due suonatori, che avanzavano negligentemente, è una parola di studio. Gli scultori chiamano così l'impronta della fisonomia che ottengono col gesso.

— Ah!

— Per ora, seguitò lo scultore accarezzando il portinaio coll'accento della sua pronunzia di Piccolo Russo, dolce come il provenzale, non ho osato disegnare che il costume di vostra nipote per l'opera. Ho dovuto faticare, sapete, mio caro, proseguì prendendolo famigliarmente per un bottone dell'abito; tutte le opere di Kostomarof e di Solovief non mi hanno bastato: lo studio delle sante iconi di Roublef, il nostro grande pittore, aggiunse ammiccando degli occhi perchè il dwornik era un settario del Raskol e facendogli colle due dita un invisibile segno di croce, contrassegno e simbolo della setta, mi ha giovato un po' più, e nullameno è insufficiente. Al museo etnografico Dachof di Mosca la raccolta dei vestiti russi antichi non serve a nulla; però vedrete come sarà Catia. La vogliamo irresistibilmente bella per quella sera: sarà l'immagine della nostra Russia, della nuova musica e della nuova scultura: la bellezza del corpo come espressione di quella dell'anima.

Intanto che il portinaio, arrossendo di piacere a questi complimenti, voltava le spalle alla strada, i due suonatori erano già arrivati, e ad un gesto rapidissimo del conte Ogareff, avevano risposto con un cenno negativo.

— Mio caro dwornik, primo dwornik di Pietroburgo, zio della bella Catia Ivanovna, la futura Adelina Patti della Santa Russia, proruppe con un accento gaio il conte Ogareff, la musica purifica l'anima ma asciugando il corpo. Eccoti un biglietto da venticinque rubli: comprerai alla bottiglieria francese Drummond et Fils quattro bottiglie di Sauterne, quindi passa da papà Razumikhine, lo conosci eh! fatti dare una grande carafa di vodka di Odessa. Ci porterai su tutto; oggi è gran prova.

— Vostra Alta Nobiltà mi permetterà di venire ad ascoltare un pezzo, solamente uno?

— No per San Sergio: ti conosco, vecchio mio, lo diresti alla bella Catia; e il conte Ogareff volgendosi ai due nuovi arrivati: su dunque, voi altri; e tu, Giacomo, tira via e più che al passo. Io stesso starò ad aspettarti facendo la tua fazione.

Un sorriso passò negli occhi dei tre giovani, ma il dwornik, già ubbriacato dai complimenti alla nipote e dal danaro regalatogli, non se ne avvide.