— Farò presto.

— Lo spero bene: non voglio andare per te in prigione, se passerà la guardia.

La grande casa a quattro piani, bucherellata da una infinità di finestre, era più bianca di quella prima neve distesa sulla strada come una grossa sabbia, e sulla quale l'orina dei cavalli e l'orma delle scarpe avevano già lasciato frequenti macchie disgustose. La strada, nè larga nè lunga, pareva soffocare sotto il cielo di un turchino plumbeo, davanti al quale gli occhi si abbassavano involontariamente, e oltre il quale nessuna immaginazione avrebbe potuto cercare i fantasmi vaganti dietro l'azzurro di tutti i cieli meridionali. Il freddo era intenso, benchè l'inverno non fosse ancora incominciato.

Il giovane Conte Ogareff, ravvolto in una ricca pelliccia di volpe turchina, coll'ampio bavero abbassato e un piccolo berretto di astracane sulla testa bionda, ricciuta e brinata dal gelo, era rimasto nel mezzo della porta guardando con calma affettata a dritta e a sinistra. Mostrava poco più di vent'anni: aveva l'aria oltremodo signorile, e l'eleganza del suo corpo s'indovinava anche dentro quella grossa pelliccia, lunga sino a mezzo gli stivali e chiusa da alamari di seta, sotto ai quali correva un doppio orlo di pelo. I suoi stivali, di pelle lucida impermeabile, calzavano un piede di donna: nella mano nascosta da un forte guanto di camoscio foderato di pelo nero, che chiudeva col proprio orlo il piccolo vano lasciato dai polsini della camicia sotto le maniche della pelliccia, stringeva una piccola canna dal pomo d'oro.

Fece qualche passo nell'atrio.

La moglie del portinaio era assente, o sepolta nella seconda stanza presso la stufa non si mostrava.

Ogni tanto qualche accordo di pianoforte e di violino scendeva dalle camere del secondo piano, ove stavano raccolti gli amici per la grande opera di Andrea Petrovich su Boris Godunof; ma o attendessero altri, o volessero assaggiar le bottiglie prima di cominciare la prova, nessun pezzo vero era stato ancora suonato.

I radi passanti trottarellavano entro le pelliccie, col bavero rialzato e il berretto sugli occhi, facendo stridere la neve o sollevandola ad ogni passo come una polvere greve: s'affrettavano lungo i muri in silenzio; appena qualche saluto e qualche parola. Dirimpetto all'enorme casa un'altra se ne alzava egualmente silenziosa e senza botteghe.

Un landau chiuso passò al trotto di due vigorosi cavalli neri: l'alito delle loro bocche saliva nell'aria come un fumo; una forma bianca si era piegata un istante agli sportelli per guardare il bel giovane, che fumava una sigaretta dondolandosi elegantemente sugli stivali. Poi altre carrette, due drowski seguirono; una slitta scivolò agitando nell'aria la propria campana, coi cavalli come spaventati.

La sera non era lontana.