— Io sono la giovane Russia.
— Nessuno può dire così grande parola.
— E nessuno negarla quando si è detta.
— Che faceste voi finora?
— Giacchè diceste di essere informato sul mio conto, dovete saperlo.
— Viveste di giuoco, ribattè con voce aspra il presidente.
A questo scoppio di tempesta Kriloff alzò sbigottito la faccia: la sua ammirazione per Loris, cresciuta a quella sovrana alterigia di attacco contro il Comitato Esecutivo ancora più temuto dagli adepti nichilisti che dallo Czar, gli toglieva d'immaginare come questa scena potesse conchiudersi.
— V'ingannate, replicò Loris: avevo duopo di una somma per i primi provvedimenti della rivoluzione, e la rubai al giuoco. Posseggo 150.000 rubli: dovetti esercitarmi sei mesi per diventare invincibile all'ecarté.
A questa confessione, spaventosamente superba, tutto il Comitato fissò Loris con ammirazione.
— Quanto avete voi in cassa, signore? Se andremo d'accordo, io sono pronto domani a fare il mio versamento.