E le volse le spalle per mettersi la pelliccia, mentre a questa orribile osservazione Marfa sgranava tanto di occhi, atterrita che egli potesse avere indovinato questa rivincita, alla quale aveva qualche volta pensato.
Il grande corso della città in quell'ora rigurgitava di equipaggi eleganti, cui la mitezza del tramonto sembrava dare nel loro nuovo lusso invernale una freddolosità raffinata: ma soldati, dame e signori, vestiti all'occidentale, avevano talmente l'aria di stranieri fra i caffettani e le burche del popolo, che la differenza di costume diventava quasi differenza di razza. Loris, abbigliato egli pure all'ultima moda, lo sentiva dolorosamente ad ogni incontro di un popolano cercando di leggergli negli sguardi, che nemmeno gli badavano; poi vessato da tutta quella ricchezza deviò verso i quartieri poveri. Infilava a caso i vicoli cupi, dove la gente era più squallida: il fango vi si accumulava colla poltiglia della neve, le case erano tetre; dalle finestre pendevano cenci e dalle porte sboccavano fetori nauseanti. In quelle case vivevano coloro, che davvero componevano la società. Che cosa era in faccia ad essi la minoranza fastosa, ingombrante colle proprie carrozze la grande passeggiata? Tutto era pagato da quei poveri, immondi ed ignari, che vivevano con cavoli fermentati e pesce salato, intorno alla stufa o sopra la stufa. Eppure non ne sembravano tanto infelici!
Loris li osservava con pietà mescolata di sdegno. Dalle bettole prorompevano clamori e canzoni, i ragazzi sgattaiolavano sghignazzando fra le donne, sedotte dall'improvvisa dolcezza dell'aria, che passeggiavano e ciarlavano lentamente; alcune coppie amorose rasentavano i muri facendosi quasi più piccole per passare inosservate. Si vedevano faccie bestiali, malate, truci, stupide, pochissime improntate di dolore, quasi nessuna minacciosa d'ira. Il popolo non soffriva. La miseria era dunque troppo lungi dalla ricchezza per poterla odiare davvero?
Qualche vecchio e qualche bambino domandavano l'elemosina, ma la ricevevano così lieti, pur restando umili, che diventava impossibile compiangerli.
Si era quasi perduto nel dedalo di quelle viuzze, entro le quali l'ombra della sera s'ingolfava come un vento. In molte botteghe s'accendevano già i lumi, cominciava l'altra vita della notte. La gente cresceva, formicolava, ed erano operai che rincasavano, donne che giravano per le ultime provviste, o uscivano dalle chiese o vi entravano per un'ultima preghiera. Già la moltitudine dei ragazzi era ormai scomparsa, mentre le bettole si riempivano di un'altra folla vomitando ubbriachi rissosi e traballanti. Ne vide uno abbracciare una donna che passava, e che lo respinse violentemente con un pugno: l'ubbriaco cadde vociando nella fanghiglia; era un marinaio. Più avanti due uomini altercavano. Improvvisamente si accorse che la sua eleganza attirava occhiate sinistre; fermò il primo fiacchero, e si fece condurre al porto.
Là, molto avanti sulla spiaggia, in faccia al mare nero, che rantolava nell'ombra lasciando una bava biancastra sopra le ultime piccole onde, ricadde nelle meditazioni di prima. Quindi la notte discese su quella bruna immensità e ne soffocò quasi l'uniforme brontolìo delle acque.
Egli si era avanzato lungo il lido per allontanarsi dalle navi gremite nel porto e dalla città, che le fiamme dei fanali punteggiavano luminosamente. Vista dall'alto così immersa nell'oscurità, avrebbe dovuto sembrare un immenso fornello, nel quale ardessero qua e là dei pezzi di carbone. Poi il suo pensiero perdendosi in quella buia immensità fluttuò stancamente sul flusso del mare.
Passarono molte ore.
La sua ultima decisione era stata di non andare all'appuntamento che verso le undici: così avrebbero avuto tutto il tempo per discutere le sue proposte, e quel ritardo li avrebbe meglio disposti a subire il suo ascendente.
Quando si mosse, le undici erano già suonate: si affrettò non volendo però ripensare a ciò che starebbe per accadergli. Quel buio solenne della notte si era fatto anche sul suo spirito, nel quale le passioni non si muovevano più che in fondo, come le acque del mare, senza accento. Il palazzo di Ogareff non era molto lungi; a piedi gli sarebbe occorso mezz'ora per giungervi. Ma improvvisamente gli parve tardi, tornò ad aver fretta. Prese il fiacre.