Da molti anni il vecchio partito nichilista le sembrava in decadenza; la sua dialettica finiva alla rettorica, la sua terribilità impallidiva nel ridicolo: non più un attentato capace di commuovere il pubblico spaventando il nemico, non un moto veramente politico, non un accenno ad una idea novella. Loris le si era improvvisamente rivelato come una nuova onnipotenza rivoluzionaria, così che lo sentiva meglio che non lo intendesse. Quella sua guerra senza pietà e senza misura, le dava le vertigini, pensando che egli era un giovane di venticinque anni, bello, elegante, rigido come una statua, dagli occhi verdi come il mare in certi giorni e in certi punti, dalla voce metallica, senz'altra passione che l'odio millenario di tutti coloro che soffrivano, e altra idea che la loro vendetta. Le era sembrato un eroe come nessun romanziere, di quelli che avevano cercato di raffigurare la rivoluzione, era riuscito ancora ad immaginare, e nessuno dei cento processi, ove tanti intrepidi erano periti, aveva rivelato.
Tornando a casa sulle undici per la colazione riandava nel pensiero la breve conversazione con lui nella notte. Bisognava che egli fosse ben forte per essere rimasto così cortese con lei in quel momento.
A casa la mamma Sofia Semenowna l'accolse al solito brontolando.
Viveva sola con lei in un appartamentino composto di un salotto, nel quale Olga riceveva i pochi clienti, e due camere da letto: dietro quella della mamma uno stambugietto serviva da cucina. La mamma faceva da cuoca, una donna veniva dalle due alle quattro di ogni pomeriggio per i servigi più bassi. Era una povera famiglia, della quale Olga doveva fare tutte le spese. La mamma vivendo sempre sola aveva finalmente preso il vizio di ubbriacarsi, mentre l'amore al marito giustiziato le si era mutato in monomania: ne parlava ad ogni proposito, assiduamente. Poi era avara; avrebbe voluto che Olga guadagnasse molto e le desse tutto il danaro: le rinfacciava sovente i sacrifici fatti per mantenerla a scuola, sebbene non fossero stati troppi, giacchè avevano potuto vendere la casa del babbo, unico loro patrimonio, sopperendo così a tutto senza che il loro povero sostentamento peggiorasse. Olga era figlia di un sellaio, la mamma era nata da meschini falegnami. L'educazione di Olga era stata per Sofia Semenowna un'idea del padre, eseguita per devozione e con segreti intendimenti di speculazione.
Una dottoressa avrebbe sempre guadagnato più di un'operaia.
Quella mattina mamma e figlia si bisticciarono più acremente.
— Il sarto Opernaumoff ti ha pagato? quella le disse sul viso aprendole la porta.
— No, rispose l'altra seccamente voltandole le spalle per entrare nella propria stanza.
La mamma ve la seguì. La camera di Olga sembrava una camera da uomo; era semplice sino alla povertà. Dove avrebbe dovuto esservi l'armadio delle sacre immagini, v'era una scansia di libri; da un attaccapanni pendevano alcune sottane; la specchiera non aveva dinanzi nè vasetti, nè barattoli.
Una piccola busta di ferri chirurgici era aperta sopra un tavolo ingombro di libri presso la finestra.