— Voi stesso, principe, avete qualche volta partecipato al consiglio dello Czar; i giornali citano il vostro nome fra gli invitati ai balli di corte.

Il principe, che si aspettava questa obiezione, rispose prestamente:

— Mia moglie... essa ignora che io appartenga al partito.

— Non intendevo a questo; e la voce di Loris si fece subitamente dura, mentre il suo volto assumeva la severità insensibile di un giudice. È necessario spiegarci più chiaramente. Venni al vostro Comitato per offrirvi l'alleanza colle giovani forze russe, ignare ancora di sè stesse. Che io avessi o no mandato a rappresentarle, e possa stringerle un giorno in pugno come una scure, è un segreto dell'avvenire. Se non riuscirò, tanto peggio per me; altri potrà farlo. Perchè siete voi nella rivoluzione? Perchè volete voi uccidere lo Czar? Io sono figlio di un pope: mio padre, condannato innocente, morì nel viaggio in Siberia; mia madre si suicidò: son nato nell'ingiustizia, ho sofferto tutte le miserie, ho odiato sempre. Ecco perchè voglio distruggere questo mondo, che soffoca da migliaia di anni tanti milioni di uomini a beneficio di pochi, i quali non lo meritano nemmeno per una apparente superiorità della loro natura. Per me tutti i felici in conseguenza di un privilegio sociale sono nemici; chiunque viva meglio dei poveri, che muoiono di lavoro e di miseria, è colpevole, fosse egli più onesto di Socrate, più caritatevole di Cristo, più intelligente di Hegel, è colpevole. Che cosa avete di comune con coloro, che soffrono, voi che fate ancora soffrire, spendendo per voi solo tutte le vostre ricchezze?

— Non ammettete che si possa amare il popolo senza appartenervi?

— No, non credo ai rivoluzionari per amore. D'altronde chi può amare il dolore del popolo senza averlo diviso? L'ambizione ha spesso gettato nelle file rivoluzionarie signori come voi, ma non vi produssero mai che un ingombro, quando non vi commisero tradimenti. Che cosa vi ha fatto diventare nichilista?

A questa domanda il principe fremè, ma Loris senza lasciargli tempo a rispondere proseguì:

— Ve lo domando, perchè è necessario per entrambi l'intenderci bene prima di unirci per operare. Io sono la miseria; io, figlio di pope, rappresento l'incredulità segreta del clero, il tradimento della religione, che garantiva i ricchi spostando il problema dei poveri in un altro mondo. Mio padre scoperse il proprio ateismo, e fu abbandonato dal popolo. Era giusto: il clero non aveva tradito il popolo per mille anni? Perchè il popolo avrebbe creduto alla sincerità del primo pope, che dichiarava di passare dal suo canto? Poi il popolo non può ancora intendere coloro, che sono pronti a morire per lui. Voi siete principe e milionario: avevate dei servi prima dell'emancipazione, e non li emancipaste; ne avete ora degli emancipati, e non li assolveste dal riscatto; vostra moglie brilla a corte, voi stesso vi occupate più di una carica; perchè tradite lo Czar? Perchè venite nel popolo, volendo rimanere principe e milionario?

— Garibaldi, il maggiore eroe moderno, non ha mai chiesto ad alcuno de' suoi volontari perchè venissero ad arrolarsi sotto la sua bandiera.

— Garibaldi non era che un soldato, aveva per nemici gli eserciti di un piccolo stato, e conchiudeva la propria rivoluzione appunto dove noi l'incominciamo. Una campagna militare non può durare che sei mesi, la nostra campagna sociale durerà forse più di una generazione: ecco perchè occorre sapere se i volontari, che vi entrano, siano sinceri. Perchè siete voi rivoluzionario?