— Chi siete voi per indovinare così? esclamò il principe indietreggiando di un passo.

— Un uomo, che non ama. Perchè sareste diventato altrimenti rivoluzionario? Non potevate soffrire che così. L'amore per una donna vi ha gettato nell'odio popolare, un amore, del quale non guarirete: ecco perchè vi accetto nella mia impresa; guarendone, forse tradireste. Sedete dunque, dobbiamo ancora parlare.

E d'un gesto l'invitò da capo sul divano.

Allora discorsero dell'impresa. Il principe gli spiegò come egli solo del Comitato Esecutivo facesse questo passo, mentre gli altri quantunque vivamente impressionati dal colloquio si mantenevano entro le vecchie rotaie. Appena uscito Loris, una violenta discussione era scoppiata nel Comitato: il principe aveva sostenuto vivamente il disegno senza riuscire a persuaderli, però due membri alla fine sembravano scossi; il presidente rimaneva irremovibile. L'intenzione del principe, in quell'abboccamento con Loris, era dunque di affrettarlo all'opera, perchè un primo successo gli consentisse d'intendersi col Comitato, e dominarlo. Loris, accettando l'idea di un supremo attentato contro lo Czar nel teatro di Mosca, supererebbe quanto il Comitato avrebbe appena osato sperare; quindi la rivoluzione passerebbe dallo stadio di setta a quello di guerra.

Il principe parlava lentamente: una lieve balbuzie dava alla sua pronunzia uno stento quasi grazioso, che contrastava colla terribilità dei propositi, ma una più profonda preoccupazione sembrava ogni tanto distrarlo dal discorso. Quell'idea di un attentato nel teatro di Mosca aveva troppo bisogno di essere maturata per discuterne sul momento tutti i particolari; a Loris invece premeva sopratutto di fare sul principe, come membro del Comitato Esecutivo, una grande impressione. Una superbia di autore lo esaltava quindi davanti a quel vecchio, del quale aveva saputo indovinare il tragico segreto, e cui seguitava a studiare acutamente sul volto le traccie della passione, che finirebbe forse coll'ucciderlo. Questo principe diventato rivoluzionario per gelosia di una donna, la quale non capirebbe forse mai la profondità dell'amore ispiratogli, rappresentava la parte più viva dell'aristocrazia russa. La rivoluzione profittava così di tutte le debolezze dei propri nemici, voltandoli contro la società, che doveva distruggere.

Lentamente la conversazione languì: Loris si alzò.

— Voi mi credete un vigliacco, disse il principe improvvisamente, quasi compiendo un lungo ragionamento mentale.

— Non vi è amore senza vigliaccheria.

— Non avete dunque mai amato?

Loris non rispose: il principe parve rianimarsi.