— Avrei potuto uccidere lo Czar: me lo avete rinfacciato colla durezza dei giovani, che si credono impeccabili perchè non hanno ancora abbastanza vissuto. Avrei potuto ucciderlo, ma non sarebbe stata una vendetta. Ella mi avrebbe trovato doppiamente ridicolo; io marito avrei così valuto sempre meno del suo amante, io principe sarei sempre stato inferiore allo Czar.

La sua voce tremava; si sentiva un dubbio in questa affermazione.

— Non si può amare una donna e la rivoluzione nel medesimo tempo, ribattè Loris.

— Siete dunque più vecchio di me per parlare così!

— Voi domandate alla rivoluzione la rivincita sopra una donna: badate, anche la rivoluzione è donna, e vuole essere amata esclusivamente.

Quindi, correggendo la durezza delle parole colla cortesia dei modi, lo congedò.

V.

Erano a Mosca.

Dopo un altro colloquio col principe Loris si era deciso prontamente: gli bisognava far saltare il teatro della vecchia capitale, al principio dell'anno, perchè lo Czar vi si recherebbe per inaugurare nel grande museo politecnico l'esposizione dei costumi e degli oggetti necessari alla vita russa d'inverno. L'impresa arrischiatissima diventava impossibile dopo le prime nevi. Ma Loris non se ne aperse ad alcuno. Col principe si erano accordati in ciò solo, che questi fornirebbe i trenta chilogrammi di melinite necessari allo scoppio: sul come prepararlo Loris aveva conservato, anche con lui, il più altero silenzio. Ma non poteva condurre da solo l'impresa. Il suo pensiero cadde quindi su Olga Petrowna, alla quale si era già accorto di avere inspirato un sentimento abbastanza prossimo all'amore: infatti la giovane medichessa, incontrandolo un'altra volta per strada, si era fatta talmente rossa che qualunque altro, anche meno penetrante di Loris, si sarebbe accorto della sua passione.

Questi fu pronto a sfruttarla.