La miglior rendita era sempre il casuale; ma anche di questa una grossa parte era riserbata alle case della diocesi e del Santo Sinodo, così che al pope non rimaneva che l'incasso dei battesimi, dei matrimoni, delle confessioni, dei funerali, perchè in Russia tutti i sacramenti si pagano, e tre o quattro giri annui pei campi, benedicendo le messi o maledicendo agli insetti, che le guastavano. Ma anche quest'ultimo ricolto bisognava contenderlo agli stregoni, spesso più creduti dei pope dai contadini.

Il noviziato fu duro.

Per quanto figlio di pope ed allevato in una famiglia, ove l'abitudine secolare aveva tolto ogni ripugnanza a tali mercati rendendone come incosciente l'ipocrisia necessaria, Nicola, nella propria nuova superbia di libero pensatore, ne soffriva. Il suo profondo disprezzo per la ortodossia diventava passione, quando doveva servirsene fatalmente per carpire a quei poveri mugiks tanto da vivere; quindi ogni discussione sul prezzo di un sacramento con loro, usi a difendere sino agli estremi i propri scarsi kopeks, lo esasperava oltre ogni prudenza. Avrebbe voluto cacciarli di casa a pedate, gridando loro che la religione era la più stupida delle truffe, e Dio il più malvagio dei fantasmi; ma le strettezze della famiglia glielo vietavano. I suoi vecchi genitori erano ammalati, il diacono, il cantore e il sagrestano instavano per la riscossione di questi piccoli emolumenti, sui quali era loro devoluta una quota, e venivano a parlare con lui delle funzioni necessarie, abbandonandosi a tutti i calcoli del mestiere coll'ingenuo impudore di una ignoranza non priva di fede. Egli solo, ateo, s'irritava talora alla poca meraviglia, che essi facevano del suo ateismo; nemmeno sua moglie Maria Alexewna se ne commuoveva.

Ella pareva non occuparsi apparentemente di nulla. Era una bella donna dalla fisonomia calma, con una meravigliosa capigliatura bionda, che le si ammassava sulla testa come un cimiero. Il suo volto ovale si appesantiva leggermente nella parte inferiore, mentre le guancie le sfumavano nel collo, tondo e grasso, di un bianco quasi troppo puro. Camminava lentamente, cogli occhi grandi intontiti, e un'aria di stanchezza, che la faceva sembrare più bella, irritando gli stessi desideri, che ispirava. Aveva gli occhi cilestri, le mani paffute e affusolate, i piedi piatti, le orecchie piuttosto grosse; ma la sua bocca larga, senza essere sensuale, mostrava i denti grandi, di una bianchezza lucente dietro il rosso umido delle labbra. Cantava con voce di soprano, gelida e pura.

Il marito la trattava bene senza amarla; Maria Alexewna invece lo adorava.

Da principio le era appena piaciuto. Poi quell'uomo, sempre in orgasmo, violento ed infelice, che parlava a scatti, nel quale il pensiero aveva dei riflessi di incendio e la parola dei murmuri di tempesta, l'aveva affascinata. Ella aveva subìto la sua prima foga maschile in uno stordimento, dal quale non era ancora del tutto rinvenuta, e nel quale s'immergeva volta per volta come in un bagno di vapore. Presso a lui si sentiva fiorire, ma non glielo diceva, non sapendo nemmeno come mostrarglielo, mentre egli la credeva fredda e di una intelligenza meno che mediocre. Talvolta quella calma lo esasperava: ella invece lo involgeva nel proprio sguardo limpido, dominandolo colla sicurezza di un amore sano e tranquillo.

Perfino le sue continue bestemmie non la turbavano. Ella considerava la religione come un mestiere di famiglia, non troppo buono, perchè tutte le sue memorie e i discorsi intesi dalla gente della sua casta erano di lagnanze; però in fondo alla religione v'era un'altra cosa, che tutti i pope ammettevano, per la quale talora officiando sembravano trasfigurarsi. Quando Nicola, avventandosi contro l'idea di Dio, ricadeva sopra sè stesso, nello spasimo inconsolabile di sentirsi prete e di non potere essere altro, ella non vi dava più importanza che ai tanti sfoghi, spesso consimili, uditi nella propria famiglia.

— Tu credi in Dio, tu!? egli le gridò una volta.

— Non lo vuoi?

— E che m'importa?