— Avete conosciuto a Parigi Charcot?

— No.

— Mi avevano consigliata di consultarlo, lo dicono un grand'uomo; però, se avesse amato, non potrebbe esserlo secondo voi, insistè con malizia.

— I grandi medici non sono quasi mai grandi scienziati; come Amerigo Vespucci, non descrivono che terre già scoperte.

Ella ebbe una moina di sdegno.

— Principe, mi accompagnerete a Parigi, se vorrò andarci?

— Lo volessi tu davvero!

— Partite dunque presto, principessa, disse Loris indovinando il segreto di quella mossa: il principe ha diritto alla vostra salute.

Ella s'accorse di non poter lottare. Allora dinanzi a Loris, bello ed implacabile, senti riavvampare la fiamma di quell'amore, che l'aveva gettata per disperazione nelle braccia del principe, facendole indarno sognare l'impero sullo Czar come un compenso al proprio cuore ammalato. E Loris, superbo in quell'eleganza signorile, che per lei era una condizione essenziale, stava presso il principe, piccolo e giallo come Topine. Una nausea le salì dal fondo della coscienza a quel ricordo, che le tornava sempre, ad ogni minuto di quella malattia inguaribile, colla quale Loris si era impadronito di lei.

Egli solo avrebbe ora potuto salvarla.