Improvvisamente non potè reggere alla sua presenza. Aveva bisogno di essere sola per rivedere Loris ed avvicinarglisi maggiormente, perchè il suo contegno verso di lei non le permetteva di avanzare.
Ma sotto le sue parole dure, attraverso quelle teoriche disperanti, per le quali passavano come dei soffi polari, aveva ritrovato Loris fanciullo, quando l'amava nell'ingenuità della propria primavera, prima che il principe Kovanski, spezzandolo brutalmente con due colpi di scudiscio, lo gettasse lungi dal castello dei loro giuochi nell'ignoto della vita, ove l'aveva creduto per sempre perduto.
S'alzò.
La sua faccia bianca pareva brillare di una luce interna come una lampada di alabastro.
— Vuoi ritirarti? le chiese premurosamente il principe afferrandole la mano sinistra.
Ella in piedi, così vestita di nero, coi coralli che le grondavano dal collo come goccie di sangue, e la testa leggermente gettata indietro per salutare il principe, stese l'altra mano a Loris, offrendoglisi nella curva sapiente di uno scorcio, che era come un abbandono di tutte le proprie bellezze.
Loris, stringendo quella mano palpitante, credette di sentirsela salire lungo il braccio, sotto le carni, sino al cuore.
Tatiana la ritirò vivamente, salutò il principe, ripetè un cenno cortese a Loris, ed uscì.
I due uomini rimasero alquanto in silenzio. Il principe osservava Loris già ridivenuto freddo come al solito; poi si voltò a guardare l'uscio, dal quale Tatiana era scomparsa. Sul suo volto passò un grande rammarico.
— E così?