— Intendevo di aspettare che vi dipingeste sopra la neve.
— La vostra freddura è anche più gelida.
Ritornando, Loris nel passaggio di un uscio, baciò improvvisamente Tatiana sui capelli; ella quasi svenne.
Quindi discorsero di Pietroburgo. Tatiana acconsentiva già al disegno del principe, che andava arrischiando qualche parola di cura. Veramente il governo russo era mostruoso d'incuria; nelle campagne mancava ancora ogni servizio sanitario. Il principe con accento grave si abbandonava a critiche, delle quali Tatiana non poteva malgrado la propria intelligenza cogliere tutta l'importanza. Ella pensava già a Pietroburgo, ripresa dal bisogno di vivere e di brillare dopo quella lunga solitudine nel castello, ove si era terribilmente annoiata.
— Quando tornerete a Pietroburgo, signor Loris?
— Non saprei dirvelo, probabilmente passeranno molti anni.
— Sempre la vostra opera! Io vi ho mostrato il mio acquerello, non potreste essere altrettanto cortese dicendo il vostro segreto? Si può almeno domandarvi dove andrete?
— Forse in Polonia.
— Il ghetto degli ebrei.
— Potevate anche dire l'accampamento degli ultimi patriotti e la patria dei poeti.