Il principe era in piedi, dinanzi alla porta, con una rivoltella in pugno. Da quanto tempo li spiava?

— Dio! urlò Tatiana inorridita.

A questo nome Loris si senti passare una tenebra sugli occhi: l'espiazione lo sorprendeva nell'atteggiamento medesimo del delitto, da lui commesso sopra Tatiana. Eppure lo sapeva, gli sembrava di averlo già previsto. Quella vasta camera, annegata in una molle ombra femminile, diventava l'arena del suo ultimo scontro, improvviso ed inevitabile malgrado tutti i disegni della sua ragione. Si ricordò di aver lasciato il revolver nella tasca interna della pelliccia, non aveva un'arma, nulla intorno poteva diventarlo.

Il principe lo guatava.

Sotto la fissazione di quello sguardo mortale sentì scattare violentemente tutte le proprie energie, quasi nella stessa suprema emozione dei condannati all'apparire del patibolo. La sua immensa guerra sociale si riassumeva in quel duello senz'armi.

Il principe s'inoltrò; Loris mosse verso di lui, ed incrociando le braccia attese provocantemente.

L'altro, insensibile a quella sfida, camminava colla rigidità di uno spettro.

— Ebbene! chiese Loris con accento di comando.

Tatiana dal fondo della stanza si slanciò innanzi a lui, gli cinse il collo con un braccio, protendendo l'altra mano per respingere il principe.

— Chi siete, che cosa volete?