— Io!

Pareva che ella si compiacesse d'irritarlo.

— Vorrei essere presente, quando gli farai la domanda. E dopo una pausa: è impossibile, non puoi averne il coraggio.

— Lo avresti tu?

Ella si turbò, ma la sua faccia esprimeva una sfiducia così ingenua, che Loris non ripetè la domanda.

Poi tacque; egli era in preda alla più viva agitazione. Tatiana, mutando discorso, gli parlò di un abito, che doveva arrivare da Pietroburgo: nella settimana ci sarebbe festa al castello di Viasma. Ella ci andrebbe collo zio. Loris l'ascoltava ricevendo a una a una le sue parole sul cuore come goccie gelate; poi fece un gran gesto drammatico. Tatiana tornò a sorridere.

— Vuoi che ci vada adesso? e scattò in piedi.

Tatiana corse salterellando nel mezzo della stanza, si rivolse, e gli gettò dall'uscio beffardamente:

— Povero Loris!

Sotto questa scudisciata egli s'avviò precipitosamente verso le stanze del principe, a pianterreno; traversando il cortile vide Tatiana alla finestra, che rideva. Evidentemente la fanciulla, non credendo a questa smargiassata, lo beffava colla monelleria dei primi giorni, quando si erano conosciuti. Loris si arrestò: forse a lei parve irresoluto, e gli fece un gran cenno per aria, rinchiudendo la finestra.