— Sono venuto a chiedervi la mano di Tatiana. Non ignoro nè la mia, nè la sua posizione, ella mi ama.
— Tu menti, miserabile! gridò il principe con voce strozzata. Tu, ridicolo figlio di pope, che ho raccolto per carità come un cucciolo, cui fosse morta la cagna...
Loris tentò di rispondere, ma il principe non glie ne lasciò il tempo.
— Ah! ti ama, vigliacco bugiardo! Tatiana, mia nipote, ama un pari tuo... almeno avessi cominciato col dire che l'amavi tu. Tatiana?
— Perchè no? ribattè Loris livido di umiliazione.
— Perchè, perchè? Vaska, si rivolse con un gran gesto al cocchiere; tu Andrea... Ah! Perchè? e respingendo la sedia, che cadde, uscì dallo scrittoio. Si avvicinò a Loris coi pugni chiusi, poi, voltandosi, prese Vaska per una spalla e lo cacciò contro di lui.
— Gettami in terra quel miserabile; in terra, figlio di pope! Tu sposare Tatiana? così, eccoti: è la tua posizione, quella dei pari tuoi. Tienilo dunque anche tu, vecchio Andrea...
Ma non potè seguitare, la collera lo soffocava.
Vaska alla spinta datagli dal principe si era scagliato su Loris, e lo aveva istantaneamente atterrato con uno sgambetto, cadendogli con ambe le ginocchia sulla schiena e una mano sul collo, prima che il vecchio Andrea, spaventato della scena, avesse pensato a muoversi. Loris nello stramazzare aveva battuto duramente la faccia; tentò istintivamente di liberarsi, ma era come dentro una morsa. Mise un grido, poi più nulla.
— Muoviti dunque, vecchio! gridò il principe spingendo Andrea Ivanovich su Loris: e tu frustami questo miserabile.