Loris, colla faccia schiacciata sul tappeto, non diè un tremito; un mutamento improvviso era avvenuto nel suo spirito, una calma più orribile di qualunque sforzo. Avevano ragione di frustarlo: era il suo pensiero di quel momento, il solo pensiero limpido, indiscutibile.

Ma vi fu un istante d'indecisione negli altri; il vecchio Andrea non sapeva come piegarsi per tenere Loris, e tremava per l'affezione posta a quel ragazzo, e per paura del principe. Vaska, tenendolo così stretto, non poteva maneggiare il frustino, poi non aveva ancora capito bene di che si trattasse. Questa incertezza degli altri rattenne il principe, che si appoggiò con una mano allo scrittoio ansando. Sembrava attendere una parola di Loris.

— Miserabile! tornò a gridare esasperato dal suo silenzio.

— Debbo spogliarlo? chiese Vaska.

— Frusta sulla schiena così; e dopo una pausa: due colpi soli.

Vaska s'alzò. La sua faccia non esprimeva alcun sentimento; teneva gli occhi su Loris, pronto a scagliarsi se avesse tentato il più piccolo moto. Il vecchio Andrea aveva fatto un passo addietro, Vaska si voltò verso il principe, quasi per attendere un altro ordine, poi girò sapientemente il frustino su Loris, e lo sferzò sulla schiena.

Loris rimase insensibile.

Vi fu un momento d'immobilità, quindi il principe rientrò dietro lo scrittoio. Loris si alzò sulle ginocchia, lentamente; una polvere bianca gli era rimasta, davanti, sul vestito, si drizzò e guardò il principe. Vaska fece un movimento per rattenerlo, ma Loris pareva calmo, solamente la bianchezza della sua faccia non somigliava più a nulla. Andò verso lo scrittoio, fissando il principe.

Questi sostenne fieramente il suo sguardo; Loris abbassò il proprio, si spolverò colla mano una macchia bianca sopra la manica, parve tardare. Poi appoggiandosi allo scrittoio, così che il suo volto toccava quasi quello del principe, gli disse:

— Non vi debbo più nulla.... Auguratevi di essere morto il giorno, che mi vendicherò su quell'altra.