Ella li guardò con una inesprimibile passione d'amore, incrociandosi le braccia dietro la nuca, e arrovesciando la testa così che i capelli le si confusero sul velluto nero del trono. Nel largo manto aperto si scoprì nuda alla adorazione dei credenti.
Loris dal proprio uscio la vedeva di fronte, atteggiata scultoriamente sul fondo turchino dell'accappatoio come dentro una nuvola; il suo seno pareva di vergine, coi capezzoli rosei, e il suo ventre di madre. La linea ondulante delle anche si piegava ai ginocchi di un'estrema finezza, interrompendosi agli stinchi, chiusi da due monili di brillanti; mentre le coscie, leggermente divaricate in quella violenza del ventre proteso, mostravano ai fedeli la gloria della sua maternità in un divino impudore.
Sorrideva. Brividi luminosi le scendevano dalla fronte per tutte le carni, spegnendosi sul velluto del tappeto.
L'adorazione cominciava.
Tutti i volti di quei fanatici s'illuminavano della sua bellezza come fiori ai primi raggi del sole. La tinozza le innalzava ai piedi una nuvola molle e vorticosa, e le lampade intorno al trono impallidivano ai bagliori della stella brillantata, che le tremolava sul capo.
Quella vecchia, rannicchiata sui gradini del trono, le si nascose sotto il manto accovacciandovisi come una scimia e salendole colle lunghe mani grinzose lungo le reni, mentre il viso incartapecorito le sorrideva animalescamente al contatto aromatico di quelle carni brinate e marmoree. Poi una giovinetta montò tremando gli scalini per abbandonarsi sul corpo della dea, e cadde colla bocca sulla sua bocca. Ambedue oscillarono; ma la dea si scosse rovesciando la giovinetta svenuta ai propri piedi. Allora un hurrà fece palpitare i veli della vôlta. Tutti i fedeli si rialzarono stringendo un'altra ronda furiosa intorno al trono. La diva, insensibile, con quel cadavere ai piedi e quella bestia fra le gambe, quasi sostenuta da quel manto azzurro, e pura come il marmo, pareva sfidare coll'enigma del proprio sorriso dolentemente voluttuoso la loro passione. Un fascino divino emanava dal suo corpo potente di tutte le forze della maternità e fulgido di tutti gli splendori virginei; il suo ventre palpitava più del suo seno, il sorriso le errava come una fiamma sulla bocca rossa. Essi cantavano, urlavano sgambettando, stirandosi, stracciandosi quasi le membra, mentre i loro accappatoi sollevati dal vento li nascondevano quasi, e la frenesia del loro entusiasmo scoppiava in gesti e grida cannibalesche.
Quindi la catena si spezzò in tanti anelli, che rotolarono sul pavimento, rimbalzando intorno al trono.
La dea si raddrizzò. La sua testa olimpicamente altera conservò sulla bocca quell'espressione dolorosa, le mani le caddero lungo i fianchi, e le sue coscie le si allargarono ancora, mentre il ventre palpitando più violentemente sembrava soffrire quasi le angoscie del parto.
Tutti si avventarono simultaneamente al trono per salirne i gradini, schiacciandosi con trasporto frenetico. Erano grida rauche, urli e lotte disperate, nelle quali l'oblìo del sesso e dell'età permetteva ogni trionfo della forza. Ma sulla piattaforma, presso la dea, ridiventavano improvvisamente immobili. Poi s'inginocchiavano, la baciavano ai piedi, sui ginocchi, sotto al ventre; quindi si rialzavano barcollando, gli uomini le baciavano il seno per memoria del latte succhiato alla nutrice, e le donne invece si stendevano sulla sua bocca.
Ella rimaneva immota. I suoi occhi fisi sopra una lampada non avevano un tremito, il suo ventre solo tremava sempre. Un effluvio di amore e di terrore saliva intorno a lei coll'alito ardente di tutti i fedeli; qualcuno dimentico delle prescrizioni terribili le errava un istante colle mani tremule sulle carni, altri stringeva il suo manto. Una fanciulla le era caduta bocconi ai piedi, e si lasciava schiacciare dai sorvenienti, piuttosto che muoversi. Solo la vecchia accovacciata, sotto il manto, sorrideva nell'orgoglio del proprio privilegio, e sfidando il loro riserbo spaventato accarezzava colle dita il dorso della dea.