Poi lentamente migliorò.

L'anno seguente, nel Novembre, lo zio fu contentissimo di accompagnarla a Pietroburgo, malgrado tutti i vecchi giuramenti di non rivedere più la grande capitale. Egli sperava che il mondo guarirebbe Tatiana di quella ipocondria incomprensibile, sentendosi egli stesso molto invecchiato, mentre madama d'Aubrivilliers invece pareva sempre la stessa, sebbene non occupandosi più di Tatiana. Quindi si era fatta prendere da molte piccole manie, annusava tabacco e coltivava i cagnolini: poi guadagnando sempre più autorità nella casa cominciava ad assumere arie di padrona, esigendo la più meticolosa pulizia nell'appartamento. Oramai tutta la sua attività si consumava nel sorvegliare la spolveratura dei mobili e la compitezza dell'arredo, così che una macchia o un ragnatelo le avrebbero dato il senso di una rovina.

A Pietroburgo Tatiana dovette riannodare almeno le più alte relazioni della propria famiglia. Il suo nome, la sua gioventù, la sua bellezza e sopratutto l'immenso patrimonio le attirarono ogni sorta di corteggiamenti; il suo spirito un po' selvatico parve originalità, la sua malinconia una tendenza sentimentale. Ma considerandosi dopo quella degradazione come morta al mondo, ne indovinò facilmente sotto l'eleganza dei modi la volgarità dei calcoli e la bassezza delle intenzioni. Tutte quelle dame si disputavano l'attenzione della folla come in una fiera di vanità, i vecchi, non avendo rimasto che dei vizi, cercavano di collocare le figliuole o di fare avanzare i figli in una qualunque carriera; la sola passione segreta, ma universale, era il danaro. Nessuno amava o stimava un altro. Le sue compagne, ingelosite di già, l'aspreggiavano con ogni maniera di calunnie sotto una rugiada di carezze; coloro, che aspiravano alla sua mano, ed erano troppi, non vi scorgevano che un magnifico affare.

Laonde la sua anima s'innalzava istintivamente ad un mondo, ove gli uomini potessero inspirare il sacrificio e comprendere la sventura. Se lo zio fosse stato in grado d'accompagnarla, sarebbe partita per un lungo viaggio. Forse lontana, sotto altro cielo, incognita fra incogniti, avrebbe potuto dimenticare e trovare un uomo, cui dir tutto, così grande da purificarla col proprio amore. Una dolcezza umida ed ombrosa come nelle incantevoli sere dell'autunno russo le scendeva da questo sogno, quando rientrava stanca dalle veglie, e lasciandosi spogliare dalle cameriere non voleva pensare alla solitudine, che l'attendeva nella notte. Allora cominciò a fumare sigarette e a bere qualche fine rosolio per scaldarsi il sangue. Erano piccole ebbrezze, che le richiamavano intorno i fantasmi di tutte le gioventù come la sua, rimettendole nei sensi ancora vergini le bramosie della donna. Quindi ribellandosi alla propria condizione si diceva colla scienza dello scetticismo mondano che nulla era ancora perduto, perchè molte altre ragazze erano anche meno immacolate, e nonpertanto disposte al matrimonio: che quello era stato un caso, come ne aveva letti tanti nei racconti dei viaggiatori attraverso i continenti misteriosi. Perchè la brutalità mostruosa di Topine avrebbe mutata la sua natura di donna e di principessa? Il mondo non sapeva quella infame vendetta, e non l'avrebbe creduta a Loris, neppure se questi la raccontasse. Nullameno sotto ogni sorriso ironico di uomo ella pensava a Loris, tremando d'essere sospettata. Loris la dominava ancora dall'alto del proprio rifiuto; egli non aveva voluto violarla, e dopo due anni Tatiana doveva ancora indovinarne la ragione. Come mai un uomo volendo violare una fanciulla anche troppo bella, faceva compiere questo delitto da un altro, invece d'inebbriarsene lui stesso? Ma Loris, amandola, e Tatiana ne era sicura, aveva potuto nullameno gittarla a Topine, come si getta un tozzo di pane immondo al proprio cane. Che cosa era avvenuto di Loris dopo quel giorno? A Pietroburgo ella non aveva ancora trovato un giovane che lo valesse; erano tutti eleganti frivoli, o diplomatici già ridicolmente inamidati nella gloriola del proprio grado, che le vantavano la sua bellezza, non pensando che al suo patrimonio, mentre Loris aveva tenuto in pugno quella bellezza senza degnarsi di delibarla. Questa ingiuria misteriosa le diventava ogni giorno più cocente, perchè nessun uomo si era ancora innamorato così pazzamente di lei da riconfermarle la fede nella sua superiorità di donna.

— Mi farai morire nel dolore di lasciarti abbandonata, le diceva lo zio.

— Voi non morrete così presto, perchè io non lo voglio: non vi sarebbe garbatezza dal canto vostro, ella rispondeva con giocondità simulata.

— Perchè non vuoi maritarti? Nessuno di quei giovani ti piace; forse non hai torto, ma in fatto di mariti la nostra società non offre molto di meglio. Se tu sogni un vero uomo, sarà difficile trovarlo: la gioventù studiosa è rivoluzionaria, quella aristocratica incretinisce nei saloni, o si corrompe nel governo.

— Allora lasciatemi attendere; c'è sempre tempo a rovinarsi.

Nell'estate Tatiana andò alle acque di Ems, che dovevano giovare anche allo zio; il viaggio invece le nocque così che dovettero rimpatriare accompagnati dal principe Vladimiro Gregorevich Tewceff, un uomo sulla cinquantina, già amico dello zio, venuto egli stesso a quelle acque per rinfrancarsi di una lunga convalescenza. Era un signore di grande educazione, coltissimo, dallo spinto severo e mordente, che piacque a Tatiana malgrado tutti gli svantaggi fisici dell'età e della figura. Egli passò una settimana al castello di Kourlak, che parve a Tatiana e allo zio una delle migliori dopo molti anni.

Poi questi essendo ricaduto sotto un secondo attacco di bronchite, nell'autunno Tatiana lo ricondusse a Pietroburgo per costringerlo a curarsi malgrado tutta la sua caparbietà di vecchio. Tatiana gli si era attaccata colla disperazione del naufrago, che sente sfuggirsi in mezzo alla tempesta l'ultima tavola. Con chi vivrebbe dopo la morte dello zio? Madama d'Aubrivilliers le era diventata così insopportabile, che l'aveva lasciata al castello con autorità di sovraintendenza. Tatiana non abbandonava più la camera dello zio, il principe Tewceff veniva spesso a trovarli; a poco a poco la loro intimità si strinse.