Un giorno lo zio le disse:

— Peccato che Vladimiro Gregorevich non sia più giovane: era l'uomo per te. Non approvo le sue segrete idee rivoluzionarie, ma val meglio averne di queste che non averne affatto.

Tatiana sorrise.

Il principe Vladimiro Gregorevich veniva tutte le sere, e spesso restava a pranzo. Tatiana, conscia della sua passione, gli era grata del riserbo che s'imponeva, quasi egli stesso sembrasse riconoscere per primo l'impossibilità di quell'amore attraverso tanta differenza di bellezza e di età. Ma il principe Vladimiro Gregorevich era forse il solo uomo a Pietroburgo che pensando a Tatiana avesse dimenticate le sue ricchezze. Questa sincerità di passione dava a Tatiana una sensazione dolcissima di nuovo orgoglio.

Finalmente lo zio le rivelò il grande segreto: il principe Vladimiro gli aveva confessato tutto. Naturalmente non aveva nemmeno pensato a chiedere la sua mano, ma il suo amore era arrivato a tanto, che non si sentiva più la forza di seguitare quelle visite; non potendo essere amato voleva almeno evitare di essere ridicolo. Lo zio diceva tutto questo lentamente, come giudicando egli stesso il caso troppo assurdo. Tatiana rimase pensierosa. Quella sera, quando venne il principe, ella fu più grave con lui; egli parve diventare più timido. Lo zio si lagnava.

— E il principio della fine, rispose al principe Vladimiro: sono come gli dei della vecchia Russia, me ne vado.

Questa parola sconsolata gelò la camera.

Infatti non era possibile farsi molte illusioni. Il vecchio tossiva e dimagrava a vista d'occhio; l'infiammazione dai bronchi era scesa ai polmoni allargandosi alla pleura. Il respiro gli diventava tratto tratto difficile.

Dopo altri discorsi insignificanti egli disse improvvisamente con voce stentata:

— Vladimiro Gregorevich, quando sarò morto, tu sarai il protettore di mia nipote in questo mondo di banditi eleganti, che sono peggiori degli altri.