— Voi non amaste mai? gli chiese insidiosamente il principe.

— Da fanciullo, come si crede da fanciullo.

— Chi ha amato amerà, replicò il principe. Tatiana andò al pianoforte aperto. Il principe si affrettò a raggiungerla, fingendo di volerle porgere la musica da una cassetta nascosta nell'angolo dietro il pianoforte.

— Confessa, mia cara Tatiana, che vuoi rispondere alle desolanti opinioni del signor Loris con qualche pezzo del tuo Schumann.

— Non amate la musica? gli si rivolse Tatiana.

— Ho questo di comune coi veri poeti, l'antipatia per un linguaggio, che non può nulla precisare.

Tatiana, già seduta sullo sgabello, si torse verso di lui; Loris si raddrizzò in tutta l'alterigia del proprio portamento. Era bello, ma la durezza dei suoi lineamenti doveva in quel momento renderlo antipatico.

— Voi stesso sapete suonare, esclamò ricordandosi imprudentemente di avergli ella stessa insegnato la musica.

— Da fanciullo.... come amavo, come credevo.

Il principe si accorse che Tatiana era battuta, ma leggendo ne' suoi occhi una angosciosa ripulsione per Loris si abbandonò istantaneamente alla più pazza speranza. Convinto di aver ben compreso il carattere di Loris, lo giudicava incapace di attardarsi in un amore, specialmente allora colla responsabilità di un attentato fallito e col frenetico proposito di una rivincita. I suoi modi freddi e dominatori avevano offeso naturalmente in Tatiana le fibre più delicate del sentimento femminile. Per un momento pensò d'intervenire gettando una frase melanconica ed affettuosa nel loro diverbio, ma vedendo Loris pronto a riprendere l'offensiva stava maliziosamente per lasciarlo fare, quando Tatiana impallidì.