—Piazza Tor Sanguigna, palazzo Altemps,—ordinò con voce rotta al cocchiere.
Lungo la via non parlarono.
Al portone scese prima di lui, e senza rivolgersi sparì per l'atrio, su per le scale. Egli la seguì, la contessa Ginevra non era in casa: rimase nel salotto ad aspettare, poi una cameriera gli disse che Bice si era posta a letto, ordinando di chiudere tutte le finestre e di lasciarla tranquilla.
—Era un po' pallida, si sarà stancata,—aggiunse con indifferenza la vecchia cameriera della principessa d'Ornano.
De Nittis se ne andò senza aver visto la contessa Ginevra.
L'indomani alle undici si presentava ancora al palazzo Altemps; la contessa Ginevra era già uscita in visite, ma Bice lo attendeva. Era più bianca, cogli occhi cerchiati di nero, pesti da una notte d'insonnia; un pallore opaco le dava un'aria dolente di ammalata.
Rimasero entrambi imbarazzati, poi De Nittis per rompere il ghiaccio le disse con affettata disinvoltura:
—Oggi avevamo stabilito di visitare il museo Borghese.
—A che scopo?—ella rispose con voce mesta.
Ma egli, che voleva dimenticare assolutamente la scena di ieri, finse di sorridere.