—Andate a mettervi il cappellino: avete già fatto colazione o la faremo fuori? Io ho già fame.
—Mangiate qui.
—Perderei l'appetito: vai, Bice,—esclamò prendendole allegramente ambo le mani e sollevandola dalla poltrona; ma ella si rabbuiò.
De Nittis non se ne mostrò sorpreso; evidentemente si erano entrambi preparati nella notte, poi la fanciulla alzò gli occhi e, con voce tremula malgrado tutti gli sforzi della volontà, disse:
—Sono io che debbo parlarvi per l'ultima volta. Voi avete ragione, dovevate rispondermi così, ma bisogna che vi dica tutto. Mi vedete, sono una povera fanciulla senza nessuno dal giorno che sono nata: mio padre e mia madre mi avrebbero amata, perchè sono morti di amore, ma non hanno potuto conoscermi. La zia, voi, tutti gli altri mi avete protetta contro la morte, che mi ha sempre minacciata; avete voluto fare di me un'anima buona ed intelligente istillandomi tutte le vostre virtù. Che cosa sono diventata? Una creatura debole, piena di sogni, che ignora la vita appunto per tutte le spiegazioni superiori, che me ne avete dato. Forse non pensaste agli inconvenienti di questa educazione.
De Nittis non osò interromperla.
—Adesso mi sento freddo intorno. Lamberto non potevo amarlo: mi sono consultata molte volte dopo, e mi sono persuasa che le nostre due nature erano inconciliabili. Che cosa posso pretendere dalla vita? Voi solo, che mi avete amato più di tutti, siete adesso in dovere di rispondermi. Potrò essere amata ancora come da Lamberto? Egli non mi amava, lottava indarno colla sua amicizia per trasformarla in amore; mi avrebbe sposata e l'avrei fatto infelice. Gli altri mi subiranno come un inconveniente della mia dote: ecco che cosa sono, sapendolo troppo bene per poterlo mai dimenticare.
—Voi esagerate.
—No, maestro, siate grande e sincero come sempre: sapete benissimo che ho ragione. Io non dovrò dunque amare alcuno, non avrò avuto alcuno che mi ami? Come un trastullo spirituale avrò occupato le vostre conversazioni per rimanere come un giocattolo abbandonato in un appartamento deserto. Oh è ingiusto, credetelo!
De Nittis si sentiva commosso; Bice aveva pronunziato queste ultime parole con una tenerezza straziante. Egli avrebbe voluto alzarsi e camminare nel gabinetto per vincere l'emozione, che gli cresceva nel cuore, ma si accorgeva che la fanciulla non aveva ancora finito.