—Perchè mi rifiutate? lo so, mi amate,—gli gridò quasi improvvisamente.
Egli non trovava ancora la risposta, ma ne' suoi occhi inumiditi dalle lagrime s'accendeva qualche lampo.
—Ho paura di restar sola, ve l'ho pur detto.
—Non sareste sola egualmente?
—Non mi volete?
—Io ti voglio felice,—egli esclamò con impeto,—io che ti amo davvero, povera testolina! E verresti tu, che hai freddo al cuore, che sei così pallida, a rincantucciarti nell'ombra della mia vecchiezza per rimanere poi più sola di prima! No, Bice mia, la tua vita non può essere così: hai già sofferto troppo da piccina perdendo il babbo e la mamma, perchè non ti si appresti qualche felicità. Se non hai potuto amare Lamberto malgrado la sua bellezza, amerai un altro giovane buono come te, che ti aprirà le porte del mondo, dal quale io sono uscito per sempre e senza rimpianti. Non vi ho lasciato nulla. Più triste di te, che disperi per paura dell'avvenire, io non dispero più perchè disprezzo anche il passato; la mia vita sarà stata come un lucignolo acceso in una lanterna cieca; non ho potuto amare nè essere amato. La mia gloria sei tu sola che mi credi, i lettori dopo morto non m'interessano.
—Voi siete grande.
—Quanti scolari dissero così del proprio maestro! Non pensiamoci più: il tuo cuore ha scambiato la più dolce affezione della tua vita per amore. Quando amerai davvero, t'accorgerai della differenza.
—Non amo che voi,—ella replicò con accento quasi severo.
L'altro titubava.