Ricapitolando la propria vita non glie ne restava quasi nulla. Aveva letto una infinità di libri senza scriverne uno, nel quale potesse aspettare tranquillamente l'immortalità; forse vi riuscirebbe ancora, ma non sarebbe mai che un libro imperfetto, la espressione parziale di un'epoca, nella quale non aveva saputo tuffarsi per riportarne dai gorghi profondi il segreto. Poi la vita non può essere solamente meditazione: in tal caso bisognerebbe uscirne col mezzo suicidio dei monaci, che volgendo risolutamente le spalle al mondo si affisano nell'al di là. Ma quanti restavano entro l'orbita comune dovevano accettare la vita in tutte le sue forme, diventare padri essendo stati figli, amare per essere amati, estenuarsi e morire nella conquista di un predominio intorno a sè stessi per disciplinarvi le inutili ribellioni dei più deboli alle fatali necessità della storia. Tutto il segreto della felicità umana era lì; chiunque si apparta è un ribelle, e i ribelli finiscono sempre coll'essere vinti.
Quindi la natura, sopraffatta dalla violenza della volontà nella giovinezza dello spirito, ripiglia sovra di esso verso sera terribili rivincite; tutte le passioni rifioriscono impetuosamente agli ultimi soli autunnali, mentre quanto ci pareva prima spregevole, le illusioni più volgari, i piaceri più insulsi, le funzioni più basse si colorano di una ineffabile poesia. Allora si vorrebbe ritornare indietro, innamorarsi della donna meno bella, stordirsi nelle orgie più animali: la vita domestica nelle sue più umilianti miserie, colle figlie senza dote e i figli bisognosi di un impiego, alla quale una volta si pensava con altero pessimismo vantandosi intimamente di essere rimasti scapoli, rivela improvvisamente gioie insondabili, che mantengono nella vecchiezza il tepore delle gioventù sorgenti, e preparano alla morte stessa la calma di un riposo meritato. Spesso nelle anime più ardenti, che maggiormente soffersero nella mortificazione della vita, le passioni irrompono come galeotti dal carcere: i loro rimpianti hanno allora lo stridore delle bestemmie e l'inconsolabilità del passato. Che cosa restano la gloria, la virtù, l'ideale, anche se raggiunti, quando si sta per smarrirli nella morte? La loro illusione non vale più una bella mattinata di sole, coll'appetito di una volta; e la prima fanciulla, che vi passa vicino senza vedervi, perchè siete vecchio ed ella porta a qualche giovane il sorriso fresco de' suoi diciott'anni, vi schiaccia sotto un disprezzo, contro il quale nessuna reazione è possibile.
De Nittis lo aveva già provato molte volte.
Allungato sotto le coperte nell'ombra, senza trovarvi riposo, rifaceva per la centesima volta in quelle ventiquattr'ore il bilancio della propria vita con stoica amarezza. In sostanza non aveva mai vissuto, giacchè per vivere bisogna sorbire la vita degli altri abbandonando loro la propria: ecco perchè l'ebbrezza della gloria vince quella dell'amore di quanto il possesso dell'anima di un popolo supera l'altro dell'anima di un individuo.
Egli invece aveva sempre divorato sè medesimo. Solo colla piccola Bice il suo cuore aprendosi alle affezioni ordinarie aveva cominciato a comprendere l'immenso mistero di tanti milioni di uomini viventi come senza ideale, e nullameno felici nella pienezza della propria coscienza. E d'allora aveva capito molte altre cose. L'amore per la donna, che gli si era acceso nel sangue solamente a certe ore, mentre il suo pensiero seguitava a sorriderne quasi sprezzantemente, gli rivelò nell'affetto per Bice l'amore dei figli rinascenti per le serie dell'umanità attraverso il dolore di tutte le sue tragedie e la letizia di tutte le sue creazioni. Chi non è padre non è uomo. Di tutti i suicidi il solo veramente intero è il rifiuto alla generazione, la rinuncia della propria umanità gittata a tutto il numero degli uomini, che furono e che saranno, la sfida della volontà contro la creazione. Solo chi non volle generare serba il diritto di uccidersi, non avendo mai imposto ad altri la vita; mentre chi s'innamora d'una donna, subisce l'attrazione della sua potenzialità materna, e non è pessimista.
Forse non si può esserlo davvero.
Sotto la pressione di queste idee De Nittis si sentiva ingrossare nel cuore un'onda di pianto. Mentre tutti gli uomini prendono radice nelle proprie posizioni, egli era vissuto dovunque al bivacco: aveva abitato come straniero presso parecchie famiglie nei primi tempi della sua carriera professorale, aveva veduto rinnovarsi ogni anno intorno alla cattedra gli studenti presso a poco come un viaggiatore, mutando albergo, trova sempre nuovi ospiti. Egli si ricordava le desolate malinconie di tanti giorni, quando soffocato dalla solitudine della propria stanza era costretto ad uscire per le strade cercando indarno qualcuno, a cui interessarsi. Era solo. Tutti gli passavano vicino preoccupati dei propri interessi, travolti da passioni effimere ma assolute, che riempivano il loro egoismo. Il loro saluto tradiva sotto l'amabilità convenzionale la più profonda indifferenza, la loro ammirazione per il suo ingegno era fredda: si sa che nella vita vi sono sempre stati uomini superiori, si riconoscono, e si passa oltre. Che importa il loro nome dal momento che vi debbono essere? Il pubblico non si appassiona che per coloro, i quali sposano i suoi interessi, e vivono della sua vita bassa e turbolenta. De Nittis si sentiva come un esule attraverso un paese, nel quale il popolo parlasse un'altra lingua.
Poi le ultime scene di Bice gli rinnovavano nell'anima la prima trepidazione. La fanciulla gli aveva confessato la propria passione, umiliandosi ingenuamente davanti alla grazia, che invocava, mentre egli invece non si accorgeva più da molti anni della sua bruttezza. Come accade sempre nelle lunghe e profonde intimità, che le virtù dello spirito trionfano dei difetti del corpo, Bice era per lui la più adorabile delle donne: la sua squisita intelligenza e quell'infallibile delicatezza di cuore, che le faceva sorvolare ogni volgare malvagità della vita, davano alla delicata poesia della sua giovinezza un senso quasi religioso. Egli l'amava con tutta l'anima, non sapendo ancora di quale amore. Certo vi era in esso della paternità, quella tenerezza protettrice dei vecchi fatta di rimpianti e di prognostici; ma talvolta si era pure sorpreso a respirare il suo profumo di giovinetta con una sensazione indefinibile. Mentre i padri non possono avvertire il sesso dei figli, egli aveva colla fine analisi del proprio gusto di artista colto tutte le segrete bellezze del suo essere femminile. Bice così magrolina aveva spesso delle movenze e degli atteggiamenti prestigiosi. Ne' suoi occhi stellanti passavano talora delle caldezze, che davano al pallore della sua faccia un'ansia di aspettazione, quasi un impeto di appello, simile ai lampi della calura nel fondo delle notti estive. Ma la sua anima ardentemente religiosa in quella segregazione impostale dalla ricchezza e dalla educazione, non viveva più che di poesia. Il suo lusso stesso, le sue mode erano appena un motivo per scegliere una forma o un colore senza mai alcuna di quelle vanità, che tolgono all'eleganza femminile colla grazia della spontaneità l'altra anche più signorile della inconsapevolezza.
Ma ella aveva sopratutto della donna quella tenerezza inconscia ed inesauribile per tutte le miserie, che costituisce il fondo della maternità. L'amore pel bambino non è forse tutto di pietà per la sua condizione di inerme, e la sua incapacità a poter sopravvivere un'ora abbandonato a sè stesso? Così Bice aveva sentito la solitudine, nella quale si dissolveva la vita di De Nittis malgrado tutti i suoi sforzi per nasconderlo, e ne aveva sofferto nella propria tristezza di abbandonata. Certo non le sarebbe stato egualmente facile indovinare tutte le tragedie del suo pensiero fra la glaciale indifferenza del pubblico, ma il suo cuore si era esaltato in un irresistibile ritorno di amore verso quell'orfano misterioso della gloria, che da venti anni vegliava su lei orfanella della vita.
Egli invece, adoperandosi sinceramente ad impedire la sua rottura con Lamberto, aveva sentito sino d'allora in quella segreta ripugnanza di Bice l'istintiva antipatia della donna debole e spirituale per la bella e vuota mascolinità dell'uomo; ma non avrebbe mai immaginato che la fanciulla finirebbe per innamorarsi di lui. Nullameno era vero, ed era tardi. A sessant'anni, coi capelli bianchi e l'anima già sorpresa dai primi freddi della morte, sarebbe stata per lui una immoralità ed una ridicolaggine accettare l'offerta di quella vita di vergine. Contro tale triste debolezza sapeva di essere sicuro, ma era ancora dolorosamente meravigliato di doverne tanto soffrire. Perchè non aveva subito dissipato colla solita fine ironia questa illusione di Bice? Perchè, commovendosi come un fanciullo, le aveva invece lasciato credere di amarla come un uomo? Perchè cedendo alle sue ultime insistenze, e lasciandosi strappare una promessa, che lo aveva già degradato in faccia a sè medesimo, era fuggito l'indomani senza mandarle nemmeno un biglietto? E ora bisognava con una violenza rigida ed improvvisa troncare una situazione egualmente falsa per entrambi, che avrebbe reso lui la favola della città e attirato su Bice i sarcasmi di tutti i giovani. Poi la contessa Ginevra doveva a quest'ora esserne già sdegnata. Egli aveva amato la bella donna molti anni prima senza dirglielo, e verrebbe ora a domandarle la mano della nipote! Che cosa direbbero Prinetti e il dottore? Solo il povero Giorgi avrebbe potuto comprendere la delicata tragedia della sua anima in quel momento, e compiangere sino ad approvarla.