—Perchè? ti affatichi troppo.

—E che cosa vuoi che faccia?—scoppiò finalmente:—che vada a casa? A fare che cosa? Tu studi ancora; sei un fortunato, che non lo merita, perchè avendo voluto sottrarti ai pesi della famiglia dovresti finire nella desolazione di tutti i vecchi scapoli. Io invece avevo avuto da giovane questo coraggio…. e mi è finita così.

Vi era un rimpianto così disperato in queste sue parole che De Nittis non cercò nemmeno di consolarlo.

—Uhm!—riprese il dottore, come strapazzandosi per quell'inutile sfogo e cercando di mutare discorso.—Hai divertito la piccina a Roma? Raccontami un po': senza Bice non so come noi avremmo da molti anni passato le nostre sere. Sta bene, eh? Quando torna?

—Non lo so.

—Come non lo sai?

De Nittis s'imbarazzò nuovamente.

—In ogni modo,—l'altro replicò,—la contessa Ginevra, nè anche lei può stare molto fuori di casa. Tornerà presto: Lamberto è venuto a trovarvi?

—No.

—Asino! doveva venire. Lo avete visto?