De Nittis tornò subito a casa.

La malinconia del dottore aveva irritato nuovamente tutti i suoi rimpianti. Anche quest'ultimo assetto della sua vita, colle poche lezioni all'università, la casetta linda con Margherita e Tonina, che vivevano in una incessante preoccupazione di servirlo bene, il salotto della contessa Ginevra, nel quale la sera andava a riposarsi nella più pura e spirituale amicizia, tutto si scomporrebbe. Il povero Giorgi era già morto, Prinetti aveva dovuto emigrare da capo, la contessa Maria adesso divideva il proprio tempo fra Torino e Bologna, Bice prenderebbe marito, e non resterebbero più che lui e il dottore. Ma anche Ambrosi calava: la piaga apertagli nel cuore dal figlio sanguinava sempre come al primo giorno, costringendolo a cercare nello stordimento del lavoro un sollievo momentaneo. Al pari di lui Ambrosi fuggiva disperatamente dalla propria casa. Poi una malattia terribile, inguaribile, impedirebbe loro una qualche mattina di uscirne più; tutta la speranza sarebbe allora di non impiegare troppo tempo a morire. Ma come rimanere solo tutto il giorno in casa, sopra una sedia, già segregato dalla vita, davanti al mistero della morte, senza un cuore che vi batta ancora d'intorno?

Napoleone I lo aveva detto, durante le discussioni sul Codice civile, in uno di quei suoi scatti: Se l'uomo non invecchiasse, non vorrei che pigliasse moglie.

Questa concessione, strappata dalla debolezza di tutti ad una delle anime più forti apparse nella storia, era una di quelle verità, che si rivelano solamente quando non potendo più operare siamo costretti a ripiegarci sopra noi medesimi. Ma poichè si era allora voluto definire scioccamente il matrimonio un contratto senza saperne precisare la natura, le parole di Napoleone I avrebbero dovute essere meglio comprese: il matrimonio era un contratto di assicurazione contro la vecchiaia.

Questa strana definizione, della quale sentiva intimamente la dolorosa verità, fece sorridere De Nittis.

—Io non avrò che la pensione!—mormorò quasi ad alta voce.

E la pensione era un'altra ridicolaggine! L'uomo, bambino per tutta la vita, che si lascia imporre il salvadanaio, rinunciando persino al diritto di romperlo.

A casa Margherita e Tonina erano già a letto.

Ma l'indomani De Nittis era più nervoso. Margherita non osò interrogarlo sulla gita di Roma; egli tentò indarno di lavorare. Poi a forza di meditare su quella inevitabile spiegazione con Bice finiva col non vedervi più nulla di chiaro: a che prò voler regolare la vita sopra un disegno logico, mentre tutto vi accade sempre a rovescio di ogni previsione: solo le ispirazioni del cuore erano infallibili, almeno in questo che appagavano qualche bisogno momentaneo? Se Bice aveva rifiutato Lamberto per lui, giacchè adesso De Nittis credeva di comprendere tutte quelle misteriose ripugnanze per il bell'ufficiale, il miglior partito era ancora di sposarla rinunciando ad ogni critica sulla passione. Il loro matrimonio nell'oblìo di ogni volgare interesse, e sotto la protezione dell'ideale, sarebbe ancora più vero di molti altri. In fondo egli aveva ben meritato con tanti anni di eroica preparazione questa gioia suprema di morire avvolto nell'amore, lasciando a Bice tutta la propria anima in un bambino biondo e sorridente.

Nullameno la ragione protestava sempre. Che cosa sarebbe egli fra pochi anni, forse fra pochi mesi? I vecchi meglio conservati si disfanno anch'essi improvvisamente per rimanere un avanzo senza nome, una reliquia, che solo la pietà interessata dei parenti ritira dal torrente della strada. Allora Bice, pentita del proprio amore, dovrebbe sforzarsi indarno di nasconderglielo per un'ultima carità: bastava questo pensiero ad immergerlo nel più squallido avvilimento.