—Male, ti vedrò domani a pranzo.
—Dimmi piuttosto di Bice: è sembrata anche a te deperita?
—Bisogna maritarla.
L'indomani De Nittis invece di venire al pranzo dalla contessa Ginevra, mandò un biglietto. Bice, che attendeva ansiosamente, leggendo quelle poche righe stentò a frenare le lagrime, il pranzo fu malinconico. Allora la contessa Ginevra, la contessa Maria e il dottore si consultarono con un'occhiata osservando la fanciulla, della quale la voce tradiva lo sforzo di una angoscia repressa. Che cosa le era accaduto? In pochi giorni il suo aspetto era mutato, la voce le si era arrochita, mentre improvvisi rossori le passavano sulle guance pallide, e il suo accento scorato diventava anche più impressionante. A volta a volta cadeva in lunghi silenzi, con quell'aria dei malati, che non sperano più.
Dopo pranzo Bice si ritirò un momento; allora la contessa Ginevra e la contessa Maria interrogarono ansiosamente il dottore.
—Temete che si ammali?
—Eh! ammalata è già,—ribattè impazientito.
—Rispondete dunque, dottore, per carità!
—La scienza non può niente in questo caso, è la vita che deve salvarla.
Le due signore scambiarono un'altra occhiata.