Il dottore stabilì la prossima domenica, sulle dieci del mattino.
Margherita lo attendeva sull'uscio per dirgli che il professore non mangiava e non dormiva più.
—Non sai nulla tu?—egli chiese senza fermarsi, perchè aveva fretta.
—Dev'essere un gran dispiacere.
—Eh! la vita è così: per ora non ho scoperto in lui niente d'importante, cerca di farlo mangiare.
De Nittis passò il resto della settimana in una specie di torpore senza uscire di casa. Tutta l'energia del suo carattere s'irrigidiva nello sforzo di questa suprema battaglia, nella quale salvando Bice doveva sacrificare irremissibilmente sè stesso senza alcuna di quelle illusioni, che abbelliscono tutti i sacrifici. Gli pareva quindi di essere già sopravvissuto a sè medesimo, non seguendo più la vita che come un cadavere abbandonato sulla corrente di un gran fiume. L'accento delle sue risposte con Margherita, quando ella veniva a chiamarlo per il pranzo, o insisteva per farlo mangiare qualche boccone di più, aveva quella inconsolabile rassegnazione, contro la quale anche le ostinazioni più affettuose debbono cedere.
La domenica mattina il dottore andò a prenderlo con una carrozza a due cavalli, perchè intendeva di ritornare in città nel pomeriggio, prima dell'arrivo del treno da Firenze, De Nittis sempre vestito di nero, ma più elegante del solito, aveva il volto pallido e gli occhi febbrili: il dottore gli fece qualche interrogazione, che l'altro troncò affermando nervosamente di stare benissimo.
Le campagne lussureggianti si agitavano sotto il sole ad un scirocco, che tratto tratto alzava dalla strada giallastra larghe nuvole di polvere sbattendole per l'alte siepi. Il dottore propose di abbassare il mantice della carrozza per fare un bagno in quel sole fecondatore; ma rimanevano entrambi taciturni.
Arrivarono giusto all'ora di colazione; Bice già sul prato ad attenderli, tutta vestita di bianco e con un ombrellino rosso aperto nel sole, ebbe un sorriso così dolce, scorgendo De Nittis, che parve trasfigurarla.
Ma a tavola questi non ostante tutti gli sforzi si sentiva mancare la parola: quel quadro di felicità fra Bice, la contessa Ginevra e il vecchio amico, d'onde uscirebbe per sempre volontariamente col primo consiglio rivolto alla fanciulla, gli dava in quel momento la prostrazione dei supremi abbandoni. La contessa Ginevra lo sorvegliava inquieta, Bice avvertita di una scena dal proprio istinto di donna lo covava collo sguardo, cercando di leggergli improvvisamente nell'anima.