Nullameno la colazione finì come al solito.
Il dottore impazientito si levò, allora De Nittis, seduto presso la contessa Ginevra, fece altrettanto senza dare il braccio a Bice, che ne rimase meravigliata.
Passarono nel salotto rustico.
—Piglieremo il caffè più tardi,—disse il dottore andando a chiudere l'uscio. La contessa Ginevra, seduta sopra una larga poltrona di vimini, si era tirata Bice vicino, il dottore venne a porsi dietro di loro.
—Sedete dunque anche voi, professore,—si rivolse scherzosamente la contessa a De Nittis.
—Perchè,—rispose con sottile ironia,—se dovrò fare un discorso?—e la sua mano sinistra stringeva nervosamente il piccolo fazzoletto bianco, col quale si era poco prima asciugato sulla fronte il sudore.
—Un discorso?—esclamò Bice fissandolo:—a chi?
—A te.
Tutti attesero.
Allora De Nittis riuscì a parlare. Si capiva benissimo che lottava seco stesso, ma sarebbe stato impossibile al dottore e alla contessa Ginevra indovinarne il perchè; nullameno Bice fu così impressionata dal suono delle sue prime parole che involontariamente fece l'atto di alzarsi verso di lui. Ella lo sentiva soffrire indicibilmente, forse al di là della sua forza medesima.