—Non sei più una bambina, Bice mia: e se io non ci sarò più quando lo piglierai?—ribattè affettuosamente la contessa Ginevra, prendendole una mano.—De Nittis ha ragione, anche per Lamberto ti lasciasti guidare da lui.

—No;—rispose impetuosamente Bice,—egli avrebbe voluto che lo sposassi.

—Non ti piaceva: non hai veduto nessun altro dopo?

Bice corse nuovamente collo sguardo sui loro volti, mentre un tremito di freddo la scuoteva dentro l'abito bianco. Ma De Nittis non le lasciò il tempo di replicare. Era sempre in piedi, appoggiandosi con ambe le mani ad un tavolinetto formato di bastoncini, nell'atteggiamento di un oratore, che sta per concludere il proprio discorso.

—A che scopo resistere? La giovinezza è una sola stagione anche per lo spirito, ma se quello, che doveva esservi compito, non lo fu, diventa rimorso. Lasciati consigliare da tua zia: ella ha diritto d'importi tutte le forme dell'amore, anche quello di sposa e di madre, essendo stata tutto per te. Non puoi rimanere così orfana, dopo essere nata senza padre e quasi senza madre; il tuo cuore ha bisogno di questi sentimenti, che solo una famiglia germogliata dalla sua profondità può dargli. Noi vogliamo la tua felicità, tutto quello che la vita concede, pur facendoselo pagare caramente, ma senza cui non si può dire di aver vissuto. Noi non saremo forse ancora molto tempo intorno a te, noi vecchi: voi, contessa Ginevra, non lo siete ancora, parlo per me e per Ambrosi…. noi, che ti abbiamo adottato per tutto quello che ci era mancato, per tutti quelli che non potevamo più amare, abbiamo anche noi il diritto di vederti felice, amata da un uomo giovane come te. Non pretendere di isolarti, negando alla vita l'omaggio di una intera dedizione, giacchè anzitutto sarebbe indarno.

—Perchè dunque volete voi rimanere scapolo?

—Perchè lo sono rimasto piuttosto? Perchè? Questo perchè è già vanito, e sarebbe inutile cercarlo adesso che la mia vita è consunta: ma tu invece ti affacci alla primavera.

Rosa entrò portando il caffè; Bice per troncare quel discorso le andò nervosamente incontro, e l'aiutò a deporre il bacile sul tavolino.

Tutti rimasero impacciati. De Nittis si accorgeva di aver parlato con uno stento, che doveva parere enigmatico al dottore e alla contessa: istintivamente si mosse per uscire da quel gabinetto, nel quale si sentiva soffocare.

Poi temeva di aver la faccia stravolta.