Egli parve tardare un istante, poi rispose intrepidamente:

—No.

—Lo senti? neanche lui.

Ma Bice, che si era rivolta verso la zuccheriera per nascondere la propria emozione, accorgendosi che egli stava per uscire, lo fermò.

—Perchè dunque volete andarvene? Non avete nessun'altra buona ragione da dirmi? Ecco il caffè.

—Delle buone ragioni te ne dirà finchè vorrai, mia cara,—ricominciò la contessa Ginevra cingendole con un braccio la vita, appena De Nittis con un inchino, che avrebbe voluto indarno essere ironico, le ebbe preso la tazza dalle mani.—Ma tu non hai ancora voluto dirci nulla, siamo tutti qui intorno a te, aspettando la tua risposta: guarda il dottore come è diventato per l'impazienza.

—Lasciatela stare, gridò questi: i figli sono tutti così, anche quelli che si adottano. Se Bice non vuol dirci di chi è innamorata, se non è innamorata di nessuno, il che è anche peggio, io non c'entro. Non sono che un medico, mi manderai a chiamare se ne avrai bisogno.

—Non vi chiamerò, non voglio che mi salviate un'altra volta!—gridò anch'essa col massimo impeto, mentre i singhiozzi la prendevano alla gola, e fuggì lasciandoli sbigottiti dell'accento, col quale aveva pronunziato queste ultime parole. Rosa era già uscita dal salotto per seguire la fanciulla.

Allora si consultarono: che cosa era? Perchè Bice aveva un contegno così inesplicabile? Quale terribile passione le era entrata in cuore per mutarle così il carattere, e comprometterle la salute?

Il dottore era più agitato degli altri.