—Dove è andato?—chiese al professore.
—È qui,—rispose mostrandoglielo fra i fascicoli della sua grand'opera:—tutto ciò che mi resta!—Ma correggendosi:—sai, le fotografie si scolorano alla luce, è stato per questo.
Margherita parve crederlo.
—Ma perchè non va piuttosto a trovarla in campagna? Si direbbe che non le voglia più bene.
—Lasciami, ho bisogno di lavorare.
—Eh!—esclamò scrollando le spalle con quel suo moto, che la faceva tremare tutta, e col grosso viso animato da una collera latente:—lei lavora anche troppo, ha bisogno di ben altro!
—Andate, andate,—ripetè bruscamente, senza metterle molta soggezione nemmeno con quel tono insolito; ma improvvisamente fu suonato all'uscio.
Margherita dopo pochi istanti ritornava affannata: erano la contessa Maria e la contessa Ginevra. De Nittis balzò in piedi esterrefatto nel presentimento di una sciagura.
—Bice!—gridò loro colla faccia pallida e un gesto quasi disperato, mentre entravano nello studio.
Le due signore si guardarono, poi la contessa Maria disse sorridendo: