Infatti ricevendone la notizia egli fece un gran gesto violento; la contessa Maria, che si aspettava ad una scarica, rimase meravigliata del suo silenzio.
—Saranno felici….
Il dottore ebbe un vago sorriso.
—Ma di che cosa temete voi dunque?
—Dopo tutto chi sa se l'istinto non è più sicuro della ragione: Lamberto era troppo forte, purchè De Nittis non sia troppo vecchio! Avete voluto avvertirmi per precauzione?—aggiunse sorridendo per nascondere la malinconia, nella quale la novella lo aveva gettato:—andiamo a vederli.
Dopo tanto tempo quella fu la prima serata deliziosa: Bice si era ritirata improvvisamente nella propria camera per scrivere al suo amico Prinetti, e coprire nuovamente Rosa di baci.
Poi quando tutti si separarono fra strette di mano più lunghe, mentre i servitori, partecipi anch'essi della festa, si erano aggruppati insolitamente nell'anticamera, De Nittis le disse piano:
—La tua carità ha vinto il mio amore.
Ella diede con un gaio sorriso una smentita alla umiltà della sua dichiarazione.
Naturalmente i saloni di Bologna andarono sossopra per la notizia, e la bufera dei sarcasmi inevitabile ad ogni matrimonio scoppiò più violenta. Tutti se ne sentivano offesi. La ricchezza di Bice, sulla quale molte famiglie patrizie dissestate avevano già fatto più di un calcolo, e che restava così in mano alla fanciulla, inaspriva le invidie sollecitando ogni più ingiuriosa interpretazione per quell'amore così anormale. La più bersagliata era quindi la contessa Ginevra, tanto stimata un tempo per la prontezza dello spirito e l'equilibrio della mente. Per molti mesi la grandine delle cattive parole seguitò a battere nel salotto di Bice, cui le amiche anche meno strette si affrettarono a rendere visita. Ella se ne accorò sulle prime, poi resistette non senza restare inquieta di una così lunga insistenza nel perseguitarla. In teatro, a passeggio, quando usciva come prima al braccio di De Nittis, erano occhiate ironiche, sorrisi rattenuti; mentre qualche altra coppia di signori o di signore li fermava col pretesto di salutare la contessa Ginevra, o di scambiare una notizia, e si rivolgevano poi ad esaminarli così che ella sentiva il peso dei loro sguardi senza rivolgersi.