De Nittis era tornato bello come prima. La sua eleganza di vecchio aveva sempre la stessa signorilità, senza ricercatezza e senza abbandoni; ma pareva anzi ringiovanito, col passo più fermo, l'occhio vivido di pensiero, dominando coloro che osavano affrontarlo. Bice lo ammirava superbamente, appoggiandosi alla sua virilità colla dolcezza di sentire le proprie idee confondersi.

Ma quando la zia Ginevra disse di andare in villa al Sasso, accettarono ambedue con entusiasmo.

Ella voleva così sottrarli a quelle minute, rinascenti contrarietà, delle quali toccava a lei stessa una grossa parte, e dare a Bice in una vita più sana agio di rimettersi interamente; poi il dottore ordinò i bagni di mare, soprattutto molte gite in mare, in qualche paesello calmo, senza ressa di bagnanti. La contessa prescelse San Cassiano, ma dovette ritornarsene presto, perchè Bice preferiva il Sasso. La fanciulla allegra, sorridente, pareva ogni tanto ripresa da subite preoccupazioni, anche quando De Nittis era con loro profondendo con amabilità inimitabile tutti i tesori del proprio spirito. Un più intenso fervore religioso le si era appreso dinanzi al problema della nuova vita. Allora avrebbe voluto vicino Prinetti o il povero Giorgi, le due anime più mistiche da lei amate, mentre De Nittis, maggiore di essi come intelletto, aveva sempre spiegazioni troppo filosofiche per il suo cuore di fanciulla. Ella lo amava così, pur rimanendo insoddisfatta, coll'orecchio teso alle voci arcane di un al di là pieno di ombre e di misteri, nel quale solo gli spiriti ingenui e insaziabilmente lirici, come Giorgi e Prinetti, avevano potuto penetrare. Quindi le delicate e spesso paurose divozioni del cattolicismo, riattirandola col fascino delle loro supplici umiltà, la facevano quasi dubitare di quella beatitudine troppo grande senza una seconda conferma della grazia. Ogni mattina si alzava presto per andare a messa nella chiesa della parrocchia colla vecchia Rosa, poi vi ritornava a tutte le funzioni, e vi rimaneva a lungo, in ginocchio, perduta nella sua piccola solitudine sacra.

La chiesa, nuda e povera, non aveva che pochi altari brutalmente dipinti: era bianca, coi panconi in mezzo, su molte file, segnati col nome del proprietario. Ella, la più ricca del paese, non ne possedeva uno. Ma all'infuori della domenica, a certe ore, la chiesa era quasi sempre deserta. Bice si rifugiava nel suo silenzio per interrogarsi ansiosamente sulla vita che avrebbe dovuto condurre d'ora innanzi, a fianco di lui, colle grandi responsabilità di sposa e forse di madre, così diverse dalle sue preoccupazioni di fanciulla. L'amore stava per aprirle le proprie porte misteriose, dalle quali non si esce più come da quelle della morte, perchè anche nell'amore qualche cosa muore, l'egoismo dell'individuo ancora solitario nell'umanità, e che investito subitamente dall'eterno fiume della generazione trabalza di cateratta in cateratta, trepidante, felice, disperato, finchè un'onda più violenta lo spezza, abbandonandolo cadavere sulla soglia di un'altra porta anche più misteriosa. Queste immaginazioni di morte, che la fanciulla non riusciva più a scindere da quelle dell'amore, la prostravano per lunghe ore. Quindi tutto il dramma della Vergine Madre di Dio le si rivelava improvvisamente, in una luce abbacinante. Maria era la donna ideale, come Dio si era compiaciuto a concepirla, vergine, sposa, madre, senza che l'uomo potesse comunicarle di sè medesimo altro che il il dolore. La sua verginità avvolgeva tutta la vita umana come un velo inconsutile, entro il quale il peccato finirebbe coll'essere perdonato; le sue nozze, senz'altro contatto che la parola, ripetevano la creazione dovuta unicamente al Verbo; la sua maternità riassumeva tutta la tragedia della morte, imposta da Dio agli uomini come la prima delle verità loro intelligibili. Per essere madre Maria aveva dovuto consentire anticipatamente a tutti i dolori: il suo cuore grondava ancora sangue dalle cicatrici delle spade, nei suoi occhi limpidi e profondi più del cielo immense ombre diafane si allontanavano come onde di tempeste nell'oceano; la sua fronte pura di ogni bacio era solcata dalle rughe incancellabili di tutte le meditazioni, le sue mani aperte per distribuire le grazie conservavano ancora il tremito spaurito della invocazione, che soccombe.

Maria aveva amato per tutti, sofferto per tutti. Nullameno il dolore doveva ripetersi in ogni individuo per purificarlo dai miasmi respirati sulla terra, e iniziarlo ai segreti di un'altra vita senza generazione, eterna, bianca, come si era rivelata a Dante negli ultimi canti del suo Paradiso, fulgurazione immobile ed inesauribile della presenza di Dio. E intorno a Maria tutti i dolori femminili avevano fiorito per secoli, avvolgendola come in un nimbo; ella era la confidente che ascolta, la martire che compatisce, la trionfatrice che solleva; nessun desiderio le sfuggiva sconosciuto, nessun singhiozzo le rimaneva inintelligibile.

—Maria, Maria!

Ella la comprendeva, l'amava, l'adorava attraverso quelle rozze immagini, senza la parola volgare del clero, abbandonandosi talvolta all'onda dei cori, che i contadini intonavano nei vespri dentro la chiesa colle loro pronuncie bizzarre. Le pareva allora come uno di quei murmuri di boschi o di acque, sotto i quali si abbassa involontariamente la testa pensando.

Ma il pensiero fisso era che dovrebbe espiare in qualche modo quella felicità troppo intera. Perchè, malgrado la morte prematura del babbo e della mamma, era ella stata così fortunata? Perchè aveva trovato nella zia, nella contessa Maria, in Giorgi, in Prinetti, in De Nittis, in tutti, perfino in Lamberto, quell'intesa affettuosa a servirla, a proteggerla contro le sofferenze del mondo, facendosi piccoli con lei quando era piccina, dandole quanto possedevano di meglio, i sentimenti più puri del cuore e i pensieri più difficili dell'ingegno? Chi era ella per meritare tanto, perchè persone così diverse e migliori di lei si quotassero a suo favore, mentre per giunta era ricca a milioni? Per gli altri il mondo non era così. Benchè la breve esperienza le vietasse di conoscerlo profondamente, sapeva il mondo tutto pieno d'infelici e di colpevoli, di strazi e di delitti; bisognava pagarvi a sudori di sangue il più piccolo tozzo di pane, comprarvi spesso colla vita la più effimera consolazione.

Ella tremava, raccomandandosi colla paura desolata ed insieme deliziosa di un bambino alla Vergine Madre di Dio di far soffrire lei sola, quando suonerebbe daccapo l'ora del dolore, perdonando a lui, che, pur fuori del suo culto, ne sentiva così vivamente la passione e ne esprimeva con parole così poetiche la bellezza.

Qualche volta De Nittis scherzava sul suo nuovo fervore.