De Nittis provava in fondo al cuore uno sgomento indefinibile. Quel disprezzo unanime ed ostinato del mondo verso di lui gli richiamava alla memoria le ragioni opposte con dolorosa ed inutile costanza a tutte le insistenze di Bice, adesso che era troppo tardi per pentirsi. Nessuno li vedeva più in quel momento, erano soli nella prima emozione di una libertà piena di promesse e di misteri. Bice sempre così sdraiata, colla mano tiepida ed umida nella sua, lo avvolgeva nel proprio profumo non aspettando forse che una parola per trasalire. Quel silenzio stesso, troppo prolungato, finiva col dare alla loro intimità un altro turbamento. E a poco a poco egli cedeva alla paura della donna, questo essere dalle esigenze inesplicabili, profondo e leggero, che non aveva mai saputo affrontare. Nemmeno nella sua forte virilità, mentre più di una signora gli sorrideva invitevolmente, egli si era sentito in cuore la padronanza maschile, quella sfrontatezza prepotente di rapina, che sottomette la donna e la rende beata della propria debolezza. La donna era sempre stata per lui come un simbolo egualmente invincibile nella impassibilità della bellezza e nella insaziabilità della cupidigia, giacchè nessun dolore dello spirito avrebbe mai potuto intorbidare la serena calma della Venere, e nessuna gagliardia di sensi fiaccare la forza ingorda del suo desiderio; ma una stessa morte attendeva sempre l'uomo nel fondo di questo doppio enigma. Tale concetto mistico e pauroso della donna era forse stato la massima ragione della sua castità, senza che il lungo esercizio dello spirito bastasse mai a farglielo cangiare nemmeno coll'esperienza dei caratteri femminili, quasi sempre così uniformi sotto la varietà delle loro maschere.

E adesso era una incertezza anche più profonda, un dubbio spaurito di sè medesimo davanti all'amore innocente di Bice. La fanciulla lo amava con quell'entusiasmo primaverile della giovinezza, che trasfigura il mondo agli occhi dell'anima, e mette una melodia in ogni voce, un sorriso in ogni riverbero. Egli temeva di apparirle improvvisamente, tristamente, vecchio come agli occhi del mondo in quella lunga funzione del loro matrimonio. Quindi il suo imbarazzo si apprendeva insensibilmente anche a Bice.

Nell'incontro di un carro di fieno, che urtò quasi la carrozza, ella diè un grido.

Allora parlarono.

Bice sorrideva di sentirsi aspettata da Margherita e da Tonina; chi sa che pranzo avevano preparato! Poi si scusò con lui che la villa non avrebbe avuto tutti i comodi necessari, essendo stata chiusa per tanti anni; egli si ricordò di alcuni libri lasciati a Bologna.

—Tornerò domattina a prenderli.

—Cattivo!

—Te ne chiederò il permesso.

—Non te lo darò.

Ella rideva fissandolo con gli occhi umidi.