—Vivano gli sposi!

Allora un clarinetto intonò l'inno di Garibaldi, e tutta la banda lo seguì fra una demenza più tempestosa di grida: perchè? Il maestro non l'aveva certo ordinato, ma la prima strofa passò su tutte quelle teste elettrizzandole. Non pareva più una fanfara di battaglia, un delirante appello ai morti perchè risorgessero anch'essi nel nuovo sole, ma una canzone eterna di gioia, che si rompeva in trilli, ondeggiava al vento come tutti quei fazzoletti, si riuniva come un'onda riversandosi nei cuori, sbalottandoli, spumeggiando. Nessuno si ricordava già più dell'altra suonata, mentre la folla battendo i piedi a tempo di marcia oscillava ritmicamente, cogli occhi rivolti in alto e le bocche frementi di un grido irrefrenato ed inconsapevole.

Essi in alto, dentro un raggio di sole, guardavano senza vedere colle pupille piene d'iridi.

—Hanno finito!—esclamò il curato con un sorriso ironico, vedendo la banda sciogliersi per entrare in casa.

Finalmente De Nittis lo esaminò. Era un giovane alto, bruno, dalla fisonomia intelligente, il quale non aveva in tutto quel tempo avuto altra preoccupazione che di apparire disinvolto. Vestiva con una certa ricercatezza, perchè sapendo De Nittis uno fra i più illustri professori dell'Università, e Bice la più ricca ereditiera di Bologna, voleva assolutamente far loro buona impressione.

Ma Bice pensò che, se non si metteva a dirigere lei stessa il rinfresco, non ne sarebbero mai venuti a capo.

Poco dopo il maestro, entrando nella sala alla testa della banda stretta come in manipolo, presentò al professore i complimenti di tutto il corpo musicale e del paese; Bice dovette appressarsi ancora per ringraziare, ma tornò subito verso la gran tavola a sollecitarvi la distribuzione. L'allegria si riaccese colle paste e coi bicchieri in mano, meno fragorosa e più intima: fuori, sul prato, per ordine del fattore si era tratta dalla rimessa una piccola botte di vino pei contadini, perchè la vuotassero. Il chiasso non era più che un rombo, nel quale le voci si perdevano.

Naturalmente nella sala vi furono dei brindisi; il giovane bandista, che aveva offerto la mano a Bice, declamò il primo in versi con abbastanza garbo, il curato lesse il secondo, un'ode manzoniana, sciaguratamente troppo lunga, e che De Nittis rimase quasi solo ad ascoltare. Oramai la stanchezza lo vinceva, Bice invece s'accalorava in quella distribuzione, aiutata da Margherita sfolgorante entro un vecchio abito di seta, color pulce, dal fattore, poi da Sebastiano, finchè persuasa di non potere bastare a tutti nel medesimo istante, li incoraggiò ella stessa al saccheggio, trovando ancora modo di ricevere o di rendere un complimento a qualche bandista più educato, che le diceva invariabilmente: contessa!

Era veramente la prima festa della sua vita.

Ma improvvisamente si sentì anch'essa le gambe rotte.