Qualche cosa piangeva in fondo al suo cuore, come piangono talora gli emigranti poveri, ammucchiati giù nella stiva, quando intendono levare l'ancora.
Il rettore, altri professori, altri studenti sopraggiunti, lo acclamarono con un entusiasmo crescente e mano mano più incomprensibile, quasi solamente allora, disceso dalla cattedra, indovinassero confusamente in lui il grand'uomo. Nell'uscire dal portone dell'università l'ovazione ebbe uno schianto di tempesta, poi un'altra folla sì aggiunse a quella degli studenti per accompagnarlo a piedi sino al palazzo di Bice, rimanendo qualche minuto ad applaudirlo sotto le finestre.
Bice, nel vederlo così pallido, corse ad abbracciarlo dondolandosi a stento, perchè la gravidanza già inoltrata le aveva deformato il ventre, e tolta ogni forza alle gambe.
—Piangi!—esclamò intenerita.
Egli fece uno sforzo per dissimulare:
—Ho assistito ai funerali del mio ingegno, sono cerimonie sempre un po' tristi.
L'intimità della loro vita si restrinse ancora. Prinetti adesso veniva a trovarli tutti i sabati, sempre così grasso e tranquillo in quella scabrosa missione di far da padre a tre nipoti scapestrati, ma evitava di parlarne. Evidentemente il suo cuore soffriva nel proprio profondo di quanto la sua esperienza era costretta a profetare di loro; poi la sera, nel medesimo salotto della contessa Ginevra, non si radunavano più che la contessa Maria, il dottore e qualche volta la vecchia Rosa, in un angolo, muta e rugosa come una mummia.
Naturalmente la grande preoccupazione era il parto di Bice. Una attesa piena di trepidazioni occupava tutti dinanzi al problema di quel rinnovellamento della vecchia casa, una fra le più grosse della città; poi la modestia della sua vita anche più ritirata dopo la morte della contessa Ginevra, il tatto finissimo di De Nittis, diventato finalmente una illustrazione cittadina, avevano finito col disarmare ogni malevolenza. Si seppe loro grado di non fare alcun lusso, si vantarono le loro carità segrete, esagerandole per quella incapacità del mondo a valutare esattamente cose e persone. Bice non compariva quasi mai in pubblico, non si era montato un appartamento, usciva ancora nella carrozza della contessa Ginevra, quasi sempre colla contessa Maria, per rendere le visite d'obbligo. Ma nessuno la disse bigotta.
In quella ineffabile tenerezza del sapersi madre la divozione alla Vergine le aveva rifiorito nel cuore come un mistico roseto bianco. Le pareva di essere ella medesima il tempio del più grande fra i misteri, meravigliandosi di tanta semplicità della vita, che ricominciava nel suo grembo per proseguire chissà attraverso quante generazioni l'opera assegnatale da Dio. Lunghe fantasticherie la traevano nel futuro sulle traccie di coloro, che sarebbero nati dalla sua sostanza, mentre di lei non saprebbero forse nemmeno il nome, e sentiva di amare anche questi sconosciuti, nei quali il suo cuore seguiterebbe a soffrire e a pregare. Poi le paure la riprendevano violentemente di non bastare alla maternità, infondendo col latte e colla parola una seconda vita al proprio bambino: abbandonarlo così, morirne, quasi il bambino potesse mai essere una malattia per la madre! Ella non ne parlava con alcuno, perchè non vi potevano essere risposte a tali domande, e sapeva già anticipatamente quelle che avrebbe ricevuto; ma gli altri spesso la indovinavano. Allora ella cercava di farsi più forte ed allegra specialmente sotto gli sguardi di Ambrosi. Il vecchio medico rispondeva adesso con una indifferenza quasi sprezzante alle interrogazioni, colle quali De Nittis e la contessa Maria lo tentavano qualche volta, quando Bice non era presente. E che era forse un miracolo il partorire? Per quanto questa funzione potesse parere importante nell'organismo e meccanicamente difficile, la natura vi adoperava una tale insondabile riserva di forze che tutte le donne ne erano capaci, anche le più gracili. I pochi casi di morte dipendono sempre da colpevoli strapazzi o da vizi di struttura, anche questi estremamente rari; quindi citava casi su casi di donne, che al vederle avrebbero dovuto soccombere, ed invece avevano trionfato.
—La vita si è assicurata un ingresso facile, sapendo che tutto le sarebbe dopo difficile.