—Quando cesserete dunque di essere pessimista?—esclamò la contessa
Maria.

—Quando avrò capito che torna conto a soffrire.

—Credete in Dio.

—Voi ci credete per tutti noi, e vedete bene che non basta.

Ma con questi modi egli otteneva di mantenere in Bice la maggiore disinvoltura possibile. Ella si era voluto far promettere da lui di assisterla.

—Non faccio la levatrice io: guarda un po' che mani da facchino per trattare le donne. Che cosa c'è da assistere? Tutte ipocrisie inventate dai medici per guadagnare quattrini colle signore! Quando sarà tempo, andrai al Sasso, e la levatrice del paese ti servirà. Sai che cosa vidi una volta da giovane? Ho studiato due anni a Torino. In una escursione d'estate, che feci solo sulle Alpi, a tre mila metri trovai una contadina, che custodiva un branco di vacche. Là il bestiame parte per gli alti prati alla buona stagione, e non discende che l'inverno rimanendo sempre all'aria aperta. Quella contadina era sola e gravida di otto mesi; non aveva che un casotto per ripararsi dalle pioggie. Mi stupii di trovarla così in quello stato e in quel luogo: dovrete pur discendere fra poco, quando si avvicinerà il momento? le dissi. Ella sorrise e mi rispose che avrebbe partorito da sola; a casa il marito le era morto, e non restavano che il nonno con un nipotino, figlio di un'altra sua sorella morta.—Partorirete da sola? esclamai.—Coll'aiuto di Dio! Dopo ne ho viste altre partorire improvvisamente così, nella propria camera, senza bisogno di alcuno.

Nullameno Bice rimaneva paurosa, parendole di indovinare un'altra paura in quella esagerazione del dottore sulla facilità dei parti.

Egli temeva in fatti, ma di cosa anche più tremenda.

Fra Bice e De Nittis la passione di amanti si era già purificata nell'amore di quella invisibile creaturina, che stava per apparire nella loro vita. Egli si era fatto timido, mentre ella invece pareva dominarlo con una nuova importanza superiore a tutto ciò che egli potrebbe mai produrre nella loro esistenza di coniugi. Quindi erano inquietudini per il più lieve dei pallori e la più effimera delle nausee, che spesso le salivano dallo stomaco; ogni passeggiata a piedi importava lunghe discussioni; egli la vigilava con una instancabilità dissimulata abilmente, appena qualche improvvisa esasperazione nervosa le turbasse l'ordinaria placidezza del carattere. Una luce sacra avvolgeva Bice ai suoi occhi di pensatore, quell'aureola che le religioni hanno sempre messo intorno alla donna fecondata, e dentro la quale la presentarono alle adorazioni dell'uomo. Tutti i fulgori della bellezza e i profumi della voluttà vaniscono dalla donna al momento di diventar madre: che importa oramai l'uomo, pel quale potè cangiarsi così? Adesso ella vive già nel futuro di colui, che nascerà dalla sua carne, e il suo cuore si rivolge a Dio perchè salvi la misteriosa opera propria.

Infatti Bice, tutte le mattine, andava a messa con Margherita per ripetere sempre le stesse orazioni, e allorchè De Nittis, sapendo di darle la più profonda delle gioie, l'accompagnava, ella si sentiva anche più sicura della bontà del Signore. Ma al rovescio di molte donne, che affettano orgogliosamente la prima gonfiezza del ventre, cercava quasi di nasconderla sotto ampie vesti, soffrendo anche più dolorosamente di De Nittis, nel ricevere fra i soliti complimenti la punta avvelenata di qualche ironia. Adesso parecchie amiche di Bice, rimaste zitelle, fingevano di compassionarla per quello stato, nel quale diventava anche più brutta, come se la maternità fosse una specie di malattia, che nello sformare il corpo impediva per lunghi mesi tutti gli altri divertimenti. Altre mamme, invece, la spaventavano col racconto dei dolori e dei pericoli inseparabili del parto, anche quando la donna vi giunge, non debilitata.