—È la nostra guerra,—le aveva detto un giorno la moglie del professore di statistica, una bionda angolosa, dagli occhi verdi, troppo povera per non invidiare la posizione di Bice—mio marito mi ha spiegato cento volte che il massimo della mortalità per le donne è nel periodo del parto.

—Siamo dunque più fortunate degli uomini, che morendo in guerra possono solamente avervi ucciso,—rispose Bice amabilmente, difendendosi invano da una paura gelida.

Ma quando De Nittis rientrò, corse a rifugiarsi al suo collo: non si lasciavano più. Nei giorni, che a lei pareva di star meglio, tornavano amanti con una tenerezza guardinga e più profonda, non avendo adesso più nulla che non fosse in comune. I loro giuochi, quasi infantili, li facevano spesso ridere con uno scoppio irrefrenabile di gaiezza; ella, seduta sulle sue ginocchia, gli ripeteva per ore con parole spezzate, quasi senza senso, come si usa coi bambini, la medesima carezza, e finiva col fingere di addormentarsi sulla sua spalla. Egli la cullava come una balia, superbo allora che gli riusciva di alzarsi con lei fra le braccia, per trasportarla sopra un sofà. Questa prova di forza gli gonfiava il cuore di giovinezza. E in quelle lunghe conversazioni da soli doveva spesso rinnovarle, sempre colla stessa inutilità, la spiegazione di tutto ciò che la scienza aveva potuto sorprendere nel fatto della generazione. Bice si ribellava; era impossibile che in un certo momento il feto di un uomo fosse identico a quello di un ranocchio o di un colombo, giacchè tale parità nella natura le faceva male al cuore. L'uomo doveva essere un'opera a parte. Invece si compiaceva al racconto delle poesie, entro le quali l'istinto di tutti i popoli aveva sempre rappresentato la nascita umana: il bambino era la prima strofe di tutte le religioni, la prima emozione veramente disinteressata di ogni individuo.

—Chiamami mamma,—ella esclamava sovente:—non lo sono di già, anche se dovessi morirne prima? Dimmelo prima di lui: chissà quanto tempo gli occorrerà per potermelo balbettare!

Intanto il corredino, stupefacente di ricchezza e di minuzie, era già pronto. In questo capriccio di gran signora, Bice non aveva risparmiato nulla di quanto il suo cuore potesse desiderare; ma la culla sopra tutto, scolpita da uno di quei poveri grandi artisti di campagna, nei quali oggi l'industria uccide il genio, e scoperto da Prinetti sui colli di Vergato, era un piccolo capolavoro. Lo scultore, memore di Mosè, l'avea immaginata come una navicella presa fra le alghe di una riva, compiacendosi a lungo nella disperante riproduzione delle foglie e degli steli schiacciati fra il pantano. Bice invece, dopo averla riempita di merletti, come un nido bianco e soffice, s'incantava spesso a contemplarla, vedendovi già la testa di un bambino sorridente nel sonno.

Poi, negli ultimi mesi, Bice parve ingrassare ed acquistare in robustezza, forse per una recondita necessità di quello stesso peso, che le si aggravava dentro il ventre; ma rimaneva sempre troppo bianca, colle gengive smorte, e certe trasparenze ceree agli orecchi, di augurio non buono. Finalmente, verso la fine di aprile, Ambrosi ordinò di andare al Sasso.

Nel lasciare Bologna Bice diede in un pianto dirotto.

—Non la vedrò più, non la vedrò più!—mormorava fra i singhiozzi, ma la bellezza della campagna la rianimò, e appena arrivati nel giardino della villa, era già tutta contenta. Pochi giorni dopo Ambrosi e Prinetti, venendo alla villa, vi trovarono la levatrice, una donna sui cinquant'anni, di famiglia abbastanza buona, già divenuta una cliente di casa. Aveva un naso da uomo sopra una lunga faccia bruna, con una statura quasi di granatiere; De Nittis meravigliato dell'intenderla dichiarare la necessità assoluta delle lavande antisettiche in tutti i parti, come di un ritrovato messo in voga dall'università di Bologna e che ella aveva praticato per la prima nella provincia, ne parlò con entusiasmo al dottore.

Ambrosi, già contento di lei per averla veduta all'opera in altre circostanze, sorrise di tali elogi, combinando in segreto di venire alla villa, quando ne sarebbe il momento, ma senza lasciarsi scorgere da Bice per mantenerla nella illusione di una assoluta facilità. Il parto invece avendo anticipato felicemente di qualche giorno, il vecchio dottore non potè arrivare che per ricevere il bambino dalle mani della levatrice, mentre stava per fasciarlo.

De Nittis era nella camera di Bice.