—Volete allevare un bambino in questo modo…. e perchè no? Ho visto ben di peggio io in quasi cinquant'anni. Mi dispiace per la bella balia, che vi avevo trovato, perchè a forza di far sempre una scena se il bambino non mangia, se mangia troppo, se non dorme quanto desiderate voialtri, finirete col guastare il latte anche a lei. Se fosse qui la povera contessa Ginevra, so quello che direbbe. La mia opinione eccola chiara e tonda: domani rimando Mea a casa col bambino, o non vengo mai più.
—Dottore!—esclamò Bice giungendo le mani.
—Appunto perchè sono il dottore. Tu sei una sciocchina, che t'immagini una grande novità nel fatto di aver un bambino. Siamo intesi, domani: mi rivolgo a te, Roberto, che sei il padre, e devi capire un po' più di lei. Io resto, torneremo tutti e tre a Bologna, e la balia andrà a casa sua. Sei contenta, Mea? Non è vero che l'alleverai meglio da sola?
—Se Dio m'aiuta!—non potè a meno di rispondere con un atto di gioia.
—Ma vivrà?—proruppe Bice straziantemente, curvandosi ancora ad ascoltare il rantolo del suo respiro.
—Perchè non dovrebbe vivere, dal momento che tu pure sei vissuta? Allora non ti facemmo tante smorfie: lasciatelo dunque dormire una buona volta colla sua balia, e venite con me.
Quella fu nullameno una triste giornata: Bice ogni tanto si asciugava gli occhi, e cercava tutti i pretesti per tornare presso la culla del piccolo Giulio. Il suo spavento si accresceva da questo, che per i bambini non ci potevano essere medicine.
Ma appena rimasti soli, De Nittis aveva afferrato la mano di Ambrosi.
—Tu disperi!
—No ti dico, ma in ogni caso voglio salvare la madre.