—Il pericolo è così imminente?

—Anzi non ve n'è affatto, però colle apprensioni, che avete già nell'anima, non bisogna che il bambino resti qui. Mea a casa propria lo alleverà meglio, perchè sarà più allegra: è questione di mandarle spesso regali, tutta roba di cucina, perchè in casa vorranno mangiare anche gli altri.

De Nittis restava tetro.

—Tu non dici tutto.

—Adesso vuoi fare tu una scena? Ti ripeto, il bambino vivrà, lo spero: la balia è un miracolo di salute. Naturalmente, se tu vedessi, il suo è un'altra cosa; ma se Giulio restasse qui, e per caso si ammalasse seriamente, Bice ne morrebbe. A Bologna la distrarremo.

E gli volse le spalle per andare a riprendere Bice dalla camera della balia.

La mattina seguente, quando Bice si destò, Mea per ordine del dottore era già partita verso i propri monti, dentro il vecchio calesse della contessa Ginevra, con un monte di fagotti e di regali. Bice tornò a piangere; allora Ambrosi mutando tono si fece affettuoso.

—Figlia mia, ho rimandato la balia col bambino appunto per risparmiarti quest'emozione. Quando si è madre, bisogna sapersi frenare e dar retta a chi capisce più di noi: la balia, qui con te, si sarebbe guastata perchè, la conosco, è golosa; a casa sua invece, tutto andrà d'incanto. Giulio, l'ho esaminato un'ora fa, era fresco come una rosa, ma tu non sei donna da saperlo allevare; a forza di riguardi, di vietargli l'aria, di misurargli il sole, gli avresti comunicato le tue paure finendo coll'indebolirlo. Ho dunque deciso io: se non mi credi più, scusami tanto…. vorrà dire che mi sono rimbambito.

Bice gli si buttò nelle braccia, ma nel salire in carrozza, mentre il dottore parlava con Margherita, susurrò all'orecchio di De Nittis:

—Te lo dissi, che avremmo dovuto tanto soffrire!