Malgrado tutta la salute della balia e l'aria balsamica dei monti, il bambino deperiva quotidianamente; De Nittis, avvertitone da Ambrosi, andò a visitarlo di nascosto, colla scusa di una gita a Firenze, e ne ritornò colla morte nel cuore. Allora non fu più possibile rattenere Bice; ma, a rovescio di ogni previsione, ella si mantenne nella più grande tranquillità davanti al piccino, che le parve quasi come tutti gli altri, poichè il dottore era riescito abilmente a far sparire di casa l'altro della balia per cansare il confronto.

Da quel giorno, per una di quelle coincidenze, delle quali la superstizione è sempre pronta a giovarsi, il piccolo Giulio parve migliorare; quindi le visite alla balia si ripeterono ogni due settimane, poi tutte le domeniche, talora anche senza il permesso del dottore, meravigliato anch'egli di tale risveglio. Bice, d'accordo colla contessa Maria, spese duemila franchi in una magnifica festa alla Madonna nella chiesa della parrocchia, spogliando per quel giorno tutte le proprie serre. E il bambino prosperò ancora al ritorno della primavera. Certo rimaneva sempre mingherlino, con una pelle cinerea e la testa così grossa, che sembrava non potergli reggere fra le spalle, ma adesso suggeva tutto il latte della balia e cominciava a tenersi ritto sulle gambine. Era più di quanto abbisognava per illudere un cuore di madre.

Il dottore invece non se ne mostrava molto più lieto, però non ebbe più bisogno di persuadere a Bice di lasciarlo in campagna.

Poi anch'egli ammalò. Sulle prime non era parso nulla; si lagnava d'improvvise fiacchezze e s'andava addormentando ovunque sulle sedie; quindi una mattina, sull'uscio di casa, un colpo apoplettico lo aveva fatto cadere sul pianerottolo. L'illustre clinico dell'università, accorso precipitosamente alla prima chiamata, potè dichiarare che per questa volta il caso non era grave. Bice, avvertitane necessariamente da De Nittis, diede subito in convulsioni, ma appena rinvenuta andò risolutamente a vederlo, e non volle più uscire dalla sua camera. Quel vecchio servo contadino pareva rimbecillito. Allora De Nittis e la contessa Maria si aggiunsero a lei per circondare il malato di cure così affettuose, che lo facevano piangere.

Era rimasto alquanto impedito nella lingua, ma colla mente lucida. In capo a una settimana non serbava di quell'insulto che un intorpidimento nella gamba sinistra e qualche difficoltà di pronuncia a certe sillabe. Ma la sua faccia non era più quella: sembrava che un velo bianco ed opaco gli si fosse incollato sulla pelle, gli occhi guardavano incerti, si era curvato, spesso traballava. Colla caparbietà dei vecchi forti non ne volle però convenire. La prima mattina, che uscì di casa per riprendere il giro delle sue solite visite, ingiuriò il servitore perchè voleva accompagnarlo, e ricusò persino di salire in fiacre.

De Nittis, trovandolo per strada, potè appena trarselo a casa colla scusa di fare tutti insieme colezione con Bice.

—Volete strapazzarmi, non vengo.

—Lo meriteresti.

—Perchè non rimango in casa ad aspettare il secondo accidente, che mi porti via!—borbottò scrollando le spalle.—So presso a poco quanto può tardare alla mia età, colpito dove sono stato colpito: sarà finita finalmente.

A colezione combinarono per la prima domenica di andare dal piccolo
Giulio.