Fecero il viaggio in calesse con un bel sole; il dottore pareva allegro, ma la sua allegria cessò subito davanti al bambino.

—Non dite dunque niente?—gli si volse Bice inquieta.

—Non c'entro più…. io me ne sarò andato da Bologna prima che lui ci venga.

E fu vero. Quasi due mesi dopo, un'altra mattina, il servitore lo trovò morto nel letto; il piccolo Giulio, già slattato, non tornò invece dal Sasso a Bologna che sui primi di novembre.

Allora Bice sentì che della propria giovinezza non le rimanevano più che i ricordi; altri doveri, altri orizzonti di sposa e di madre le si aprivano alla coscienza. Ne divenne più calma, con quella mite severità della contessa Ginevra, alla quale veniva sempre più somigliando anche nei gesti e nelle inflessioni della voce. Comprendendo la necessità di non chiudere la propria casa in una città come Bologna, ne parlò con De Nittis perchè vi attirasse quanti ne sarebbero stati degni per la finezza della educazione e la coltura della mente; ma quantunque persuaso della bontà di tale idea, egli se ne schermì. Stavano tanto bene così, che non v'era motivo di mutare; poi il tempo non mancherebbe mai per accogliere qualche nuovo amico, e magari apprestare qualche festa.

L'anno di lutto era già finito da un pezzo, senza che Bice avesse ancora posto il piede in alcun teatro. Tutta la sua vita era intorno al bambino, del quale aveva fatto porre la magnifica culla nella propria camera, presso il grande letto, compiacendosi ella stessa a fargli da governante, quando si destava per qualche bisogno improvviso. Ma oramai il miracolo della guarigione era fatto per sempre. Quindi il suo cuore si fondeva in una riconoscenza devota al ricordo del vecchio dottore, che opponendosi ai suoi naturali egoismi di madre, glielo aveva salvato col mandarlo in campagna, a casa della balia. Già nel primo impeto di riconoscenza, allorchè Mea col marito aveva riportato il piccino alla villa, Bice aveva dato loro un libretto della cassa di risparmio, intestato all'altro bambino, per una somma di cinquemila lire.

—È Giulio che vuole così, per il suo fratellino di latte.

Poi Mea aveva dovuto, naturalmente, promettere di tornare spesso a
Bologna..

E da principio tutto andò bene. Bice non si ricordava quasi più del marito, se non per sorridergli come al padre del bambino, o preoccuparsi tratto tratto di quanto avesse potuto ancora fargli piacere. Quindi aveva tolto dalla propria camera di sposa, divenuta come una cappella colla presenza del bambino, tutte le mondanità della toeletta, per aggiungervi invece un altro gran quadro della Vergine al disopra della culla. De Nittis dormiva in fondo all'appartamento, in una camera attigua al proprio gabinetto di lavoro.

Un altro cuoco aveva sostituito Tonina, occupata ora della vecchia Rosa, che perduta quasi affatto la conoscenza e la vista, non si muoveva più da sedere. Era diventata anche sorda.