Egli non sembrò commuoversi a questa angoscia di madre: fece rizzare il bambino da Margherita e gli scrutò acutamente gli occhi.
—Veda,—si volse a De Nittis,—la pupilla destra è leggermente strabica: non mi pare che ieri sera fosse così. Il bambino ha sempre avuto questo difetto?
—Mai!—gridò Bice precipitosamente, curvandosi per guardare anche lei, ma il bambino aveva già chiuso gli occhi e, quando glieli vollero aprire per appressarvi una candela accesa, tentò un gesto disperato per respingerla, rompendo in un urlo di pianto, che gli rinnovò gli sforzi del vomito.
—Lo calmi, lo calmi,—disse il dottore.
Poi, siccome il bambino si teneva abbracciato a Margherita per il collo, Bice e De Nittis trascinarono il dottore alla finestra; egli s'imbarazzò, aveva conosciuto De Nittis all'università, e benchè condannasse i suoi principii filosofici come retrivi, provava una certa soggezione del suo ingegno e per la signorilità delle sue maniere.
—Sentano,—rispose finalmente, non senza durezza: se si trattasse del figlio di un povero, io potrei dire la mia opinione, ma con loro…. Chiamino Murri; lei, professore, è stato suo collega.
Bice si strinse la fronte nelle mani.
—Non c'è nessun pericolo per ora…. potrei anche ingannarmi, ma fra due o tre giorni la diagnosi sarà chiara. Anche quelle ciglia così lunghe sono sempre un sintomo….
—Di che?
L'altro non volle rispondere.