Infatti non tornò che l'indomani, alle due dopo mezzogiorno; Bice e De Nittis non si erano coricati, vegliando assiduamente il bambino. Quando l'illustre clinico entrò nella camera, l'aspetto smorto, disfatto di quei due parve impressionarlo. Era quasi un bell'uomo, alto, ancora giovane, dai capelli già bianchi e il viso malinconico; coll'abitudine di simili scene, invece di perdere tempo in complimenti inutili, andò difilato alla cuna. Margherita aveva già spalancate le finestre. Il dottore, che gli aveva parlato più di una volta lungo il viaggio su quel caso, non fiatava, spiandolo nel volto con un'ansia mal dissimulata, ma si accorse subito di aver indovinato, sebbene la faccia di lui rimanesse impassibile sotto lo sforzo di tutte quelle emozioni, che la tentavano. Bice, De Nittis e Margherita non respiravano più, mentre il bambino, colla testa affondata nel cuscino, gettava tratto tratto quel grido insopportabile.
Poi l'illustre clinico scambiò col dottore un segno quasi invisibile di assenso.
Era la morte, nessuno s'ingannò.
—Si può mettere una piccola vescica di ghiaccio,—disse colla sua voce chiara;—questo lo calmerà un poco, e aspetteremo. Quanto alle sanguisughe sarebbero un errore: avete fatto benissimo, dottore; l'esudato essendo negli spazi sotto aracnoidali, non si vede come una sottrazione sanguigna dietro l'orecchio potesse limitarne l'afflusso o deciderne il riassorbimento. I fenomeni flogistici in questo caso sono troppo secondari, per poter essere combattuti nemmeno con una cura sintomatica.
Pareva in clinica facendo la solita lezione: ma si riscosse prontamente e, volgendosi a De Nittis, gli strinse con nuovo affetto la mano:
—Coraggio, mio caro professore! il caso è piuttosto grave, ma abbiamo anche esempi di guarigione. Non bisogna tormentarlo e nemmeno tormentarsi così, signora mia: ella ha fatto malissimo a non andare a letto; io la consiglierei a coricarsi subito, altrimenti correrà pericolo di ammalarsi pei troppi strapazzi. No, no, non pianga: ho avuto casi di guarigione, che ci permettono ancora di sperare; poi la natura, specialmente nei bambini, è piena di risorse.
Ma sotto la cortesia dei modi si sentiva l'indifferenza professionale.
Bice si drizzò delirante, con un gesto vago di minaccia, mentre De
Nittis le si gettava davanti per rattenerla.
—Morirà!
—No, signora, non ho detto questo, anzi dobbiamo sperare che guarisca. Ella non si agiti così inutilmente, perchè noi faremo tutto il possibile per salvare questa cara creaturina. Creda un poco anche a noi; non sempre la malattia è più forte della scienza.