Ma ai singhiozzi di Bice anche De Nittis diede in pianto tenendola abbracciata, e si stringevano il collo, la faccia nella faccia, cogli occhi chiusi in una cecità disperata, mentre il sole entrando per le finestre spalancate stendeva come una larga pezza d'oro su per quel pesante letto di quercia, e nell'angolo la piccola navicella, coperta da un gran velo bianco di merletti, pareva oscillare mollemente fra le alghe del proprio piedestallo.
Ad un cenno dell'illustre clinico il dottor Leoni lo aveva seguito, uscendo adagio, quasi inavvertiti, colla scusa di andarsene subito per altre visite, ma profittando invece di quel momento per sottrarsi al finale di una scena indarno straziante. Margherita corse loro dietro ad offrire un rinfresco, che accettarono in piedi: anch'ella capiva dai loro volti che tutto era finito, ma l'indifferenza dell'accento, col quale adesso parlavano della malattia, le faceva male. Il dottor Leoni mostrava un rispetto quasi servile verso il gran clinico.
—Tornerà ella, professore?
—A che scopo?
Margherita aveva rovesciato una bottiglia di chartreuse verde nel deporla sulla tavola; il suo grosso seno tremava di un singulto represso, poi quando vide che andavano verso l'uscio:
—Non c'è proprio rimedio!—gridò—Oh poveri padroni…. due santi!
Il dottor Leoni, che si ritraeva già all'uscio per lasciar passare il professore, si volse di scatto a questa parola.
—Due santi!—ripetè poscia ironicamente, con quella brutalità, della quale i medici spesso non si rendono conto, appena fu salito con lui nella carrozza.
—Già! De Nittis è un grande ingegno mistico.
—Un degenerato superiore!