Ella lo contemplava, già rilassata sopra di lui nella dolcezza di una prima vittoria. Il suo respiro sempre più calmo le passava sul volto come una carezza, richiamandole la memoria di tutte le preoccupazioni, quelle tenerezze vigilanti, piene di moine, colle quali le mamme sanno persuadere ai bambini anche il sonno: ma quello del piccolo Giulio proseguiva oramai al sicuro da ogni altro attacco sotto la protezione del sorriso, che le illuminava ora tutto il volto. Quindi la coscienza le ritornava nella stanchezza di una tensione troppo prolungata. Improvvisamente provò un gran dolore sotto la scapola sinistra in quell'atteggiamento faticoso, riempiendo così la culla con tutto il proprio busto; ma non potè staccarsene.
Era sempre lo stesso coma, insistente, invincibile, anche a questo ultimo sforzo della sua volontà.
Il bambino respirava ad intervalli più radi, con un suono sordo di bolle, che gli si rompessero dentro il petto, e la bocca immobile in una contorsione, che il sonno non ha o non serba lungamente. Poi un altro odore acido, nauseante, gli salì intorno, di fra le lenzuola, senza che egli avesse mutato posa o si fosse anche lievemente scrollato. La sua manina sinistra, fuori della coperta bianca, ne teneva una piega sottile fra le dita.
Allora Bice gli appressò un'altra volta le orecchie alle labbra per udirne il soffio, contemplandolo intensamente colla sensazione mostruosa di non riconoscerlo più; infatti la sua fronte aveva la stessa opacità inanime delle grandi pupille azzurre, sulle quali le frangie delle palpebre socchiuse ricamavano un'ombra stagnante, mentre un'altra ombra pareva uscirgli dalla bocca su per tutto il viso. Ma il rallentarsi stesso del respiro provava la tranquillità del suo riposo. Non era più la lotta, quella lacerazione di prima, a strappi, contro la quale la volontà poteva ancora irrigidirsi; ma una insidia invisibile, che li avvolgeva entrambi, senza possibilità di resistenza, in un oblìo sempre più scuro di ogni cosa. Ella aveva appoggiata la testa sul cuscino accanto alla sua, cogli occhi egualmente socchiusi entro l'ombra più larga dei propri capelli, e sotto quella bandiera di merletti, che si gonfiava bianca nel vento.
Il bambino muoveva ancora le labbra di quando in quando, ma ad ogni respiro il rantolo gli si abbassava; poi un brivido leggero come un riverbero gli passò sulla faccia, e i piedi gli si allungarono sotto le lenzuola.
—Ah!—ella gridò spasmodicamente balzando in piedi, perchè in quel momento lo aveva sentito morire, ma ripiegandosi quasi nel medesimo istante sopra di lui; mentre De Nittis l'afferrava alla cintura per sostenerla, e ancora più pallido si chinava per cogliere l'ultimo respiro del proprio bambino.
X.
—Ma perchè fai così?—gridò la signora Giulia al rumore del vaso, che traballava, e corse precipitosamente con un grande svolazzo di sottane verso di lui.
Era stato Nello, il suo magnifico bambino di quasi quattro anni, che arrampicandosi pel vaso di una gardenia se lo era tirato addosso col pericolo di restarvi sotto, ma invece aveva saputo cansarlo, saltando subito dopo sull'arbusto per spiccarne un largo fiore bianco dalla vetta.
E rideva trionfalmente.