Anche Lamberto e De Nittis si erano alzati.

—Sei insoffribile!—seguitava la signora Giulia tentando indarno d'ingrossare la voce, vinta dalla tenerezza orgogliosa delle mamme davanti alla monelleria di quel bimbo grasso e ricciuto, così poco spaventato dalla sua aria, che si accostava tendendole una falda dell'abitino azzurro tutto impolverato:

—Puliscimi, puliscimi.

Ella non seppe resistere, gli scosse la polvere con una mano, e ritornò verso di loro tenendolo in braccio.

Anch'ella alta, coi capelli di un biondo ardente, il petto largo e voluttuoso, era ammirabile in quel momento; benchè il bambino fosse pesante, lo aveva sollevato con allegra facilità, e rideva sonoramente, mentre egli le provava il fiore fra i capelli agitandosi così che qualunque altra donna ne avrebbe traballato.

—Bada a non farti male,—intervenne Lamberto:—via, fallo discendere.

Ma Nello le si teneva stretto al collo.

La scena durò qualche minuto.

Quel giorno Lamberto, tornato nell'inverno di guarnigione a Bologna col grado di capitano, era appunto venuto colla signora Giulia, sua moglie, a trovare Bice in quella magnifica villa del Sasso conducendo seco il bambino. Difficilmente si sarebbe potuto vedere un gruppo più bello. Egli era diventato anche più robusto, con un principio di pinguedine, che accresceva la poderosità delle sue forme ancora eleganti; ella fulgida di gioventù, non fine nei lineamenti, ma con una espressione di sana giocondità, che attirava subito le simpatie.

Non vi fu neppure un'allusione al passato.